Libia, Parigi ci ripensa. Italia e Francia linea comune: "Cessate il fuoco"

Italia e Francia chiedono il cessate il fuoco in Libia. Parigi, tuttavia, sostiene Haftar e un cambio di rotta così repentino lascia aperto più di un dubbio. Nei giorni scorsi il governo di Tripoli aveva accusato l'Eliseo di fomentare il conflitto

Parigi ci ripensa. Italia e Francia linea comune
Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian (a sx) e il capo della Farnesina, Enzo Moavero Milanesi

Italia e Francia chiedono il cessate il fuoco in Libia. "La nostra posizione comune e condivisa è che si debba arrivare in tempi rapidi a un cessate il fuoco" ha detto il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi al termine di un colloquio con il collega francese Jean-Yves Le Drian. Il ministro transalpino ha sottolineato come le "nubi" tra i due Paesi si siano ormai diradate e "sia arrivato il momento di premere l'acceleratore, insieme, sul dialogo per arrivare ad una soluzione politica". Quanto siano veritiere tali dichiarazioni è tutto da dimostrare. La Francia, come noto, sostiene Haftar e un cambio di rotta così repentino lascia aperto più di un dubbio. Anche perché il tutto è avvenuto il giorno successivo all'attacco sferrato dal governo di Tripoli contro l'Eliseo, accusato di fomentare il conflitto in Libia.

Sull'altra sponda dell'Atlantico, Donald Trump ha parlato al telefono con Khalifa Haftar per "discutere degli sforzi antiterrorismo in corso e la necessità di raggiungere pace e stabilità in Libia". Come spiega una nota della Casa Bianca, nel colloquio Trump ha riconosciuto "il ruolo significativo" di Haftar "nel combattere il terrorismo e salvaguardare le riserve petrolifere libiche. I due hanno parlato di una visione condivisa per una transizione della Libia verso un sistema politico democratico e stabile". Il che significa tutto e niente. Mentre la Russia sostiene Haftar, gli Stati Uniti non hanno ancora deciso il da farsi.

È intanto salito a 27 mila il numero degli sfollati secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari. Crescono anche le vittime: è di 213 morti e 1.009 feriti il nuovo bilancio dei combattimenti secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità. Ma il bilancio sale di ora in ora.

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