Quello dell’Italia è un lento addio al nucleare

Un addio al nucleare molto lento

L’addio al nucleare italiano è un processo lento. Sogin, la società controllata dal Tesoro con un utile lordo intorno ai 5 milioni di euro, sta smantellando le vecchie centrali ma c’è ancora incertezza sul deposito nazionale delle scorie radioattive.

La Carta delle zone potenzialmente idonee (Cnapi) è pronta da due anni ma il ministero dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente non l’ha ancora resa nota. “Cogliamo l’occasione per invitare la politica a procedere. Nel momento in cui dovesse arrivare il nulla osta partiremmo subito, servono due anni dalla pubblicazione della Cnapi per individuare il territorio – ha spiegato l’ad Sogin Luca Desiata – siamo al limite per rispettare la data del 2025”.

Il combustibile delle vecchie centrali è stato mandato in Francia e in Inghilterra per essere lavorato (costo 1,7 miliardi) ma tra 6 anni, se non sarà stato individuato un luogo per ospitarlo, l’Italia sarà costretta a pagare il suo mantenimento in un paese estero.

Evidentemente con le elezioni europee alle porte difficilmente la Cnapi sarà resa pubblica a breve. Qualcos’altro, invece, potrebbe avvenire con maggiore probabilità. A primavera, inoltre, il cda (a cominciare dall’ad Desiata e dal presidente Marco Ricotti) sono in scadenza. 

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Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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