Il livello del mare sale sempre più rapidamente: la grande sfida climatica che riguarda l'umanità

Oceani più caldi, ghiacciai in ritirata e calotte glaciali in fusione stanno accelerando l'innalzamento dei mari. Nel 2025 il livello medio globale è rimasto vicino al record del 2024. Centinaia di milioni di persone, infrastrutture, città costiere ed economie sono sempre più esposte.

Il livello del mare sale sempre più rapidamente: la grande sfida climatica

L'innalzamento del livello del mare è già in corso e sta accelerando. Secondo la World Meteorological Organization, il ritmo medio dell'aumento è passato da circa 2,1 millimetri l'anno nel periodo 1993-2002 a circa 4,7 millimetri nel 2015-2024. Il 2024 ha segnato un nuovo record annuale e nel 2025 il livello medio globale è rimasto vicino a quel massimo.

Il dato può sembrare piccolo. Ma pochi millimetri ogni anno, accumulati per decenni, trasformano radicalmente il rischio per coste, città e comunità.

Perché gli oceani si innalzano?

Le cause principali sono due.

La prima è il riscaldamento degli oceani: l'acqua più calda si espande e occupa maggiore volume. La seconda è la perdita di ghiaccio sulla terraferma, attraverso lo scioglimento di ghiacciai e delle grandi calotte di Groenlandia e Antartide.

Il problema è destinato a durare a lungo: anche se le emissioni di gas serra venissero drasticamente ridotte, una parte dell'innalzamento del mare è ormai inevitabile a causa dell'inerzia del sistema climatico.

Il futuro dipende dalle emissioni

Le proiezioni scientifiche non indicano un unico futuro.

La WMO stima per la fine del secolo un aumento del livello medio globale generalmente compreso, a seconda degli scenari climatici, tra circa 0,4 e 1 metro. Quanto più rapidamente verranno ridotte le emissioni, tanto maggiore sarà la possibilità di rimanere nella parte bassa dell'intervallo.

E c'è un elemento decisivo: il livello del mare continuerà a salire anche dopo il 2100, perché oceani e grandi masse di ghiaccio reagiscono al riscaldamento su tempi molto lunghi.

Quasi una persona su dieci vive vicino al mare

L'esposizione è enorme.

Secondo le Nazioni Unite, quasi una persona su dieci nel mondo vive in aree costiere situate a meno di cinque metri sopra il livello dell'alta marea. Per queste popolazioni anche un incremento relativamente modesto del livello del mare può amplificare gli effetti di mareggiate, cicloni e precipitazioni estreme.

Non sono soltanto le piccole isole del Pacifico a essere vulnerabili. Il rischio riguarda anche grandi aree metropolitane e industriali: New York, Miami, Mumbai, Shanghai, Dhaka, Guangzhou e numerose città del Mediterraneo.

Acqua salata, agricoltura e acqua potabile

L'impatto non si limita alle abitazioni.

L'acqua marina può penetrare nelle falde acquifere costiere, rendendo più difficile l'approvvigionamento di acqua dolce. La salinizzazione può inoltre compromettere terreni agricoli e colture, mentre l'erosione costiera riduce progressivamente la superficie disponibile.

In caso di eventi estremi, possono essere danneggiati ospedali, scuole, impianti fognari, reti elettriche, strade e porti.

È quindi anche una questione di salute pubblica, sicurezza alimentare e sviluppo economico.

La minaccia alle economie costiere

Le coste concentrano una quota enorme dell'attività economica mondiale.

Porti, aeroporti, industrie, infrastrutture energetiche, turismo e immobili sono spesso localizzati proprio nelle aree più esposte. Un innalzamento del mare di pochi decimetri può quindi trasformare un evento estremo che prima era raro in un rischio molto più frequente.

Il risultato può essere un aumento dei danni, dei costi assicurativi e degli investimenti necessari per proteggere le infrastrutture.

Il caso emblematico di Thwaites

Uno dei grandi interrogativi scientifici riguarda il ghiacciaio Thwaites, in Antartide occidentale.

È uno dei ghiacciai più grandi e più rapidamente modificati dell'Antartide. Il suo eventuale collasso completo potrebbe contribuire per circa 65 centimetri all'innalzamento globale del livello del mare, anche se non si tratterebbe di un evento improvviso nel breve periodo.

Il rischio più preoccupante è infatti un altro: l'arretramento di Thwaites potrebbe destabilizzare una porzione molto più ampia della calotta dell'Antartide occidentale, contribuendo a un aumento del livello dei mari di metri nei secoli successivi.

Per questo nel 2026 sono proseguite le spedizioni scientifiche internazionali per studiare direttamente le acque oceaniche che penetrano sotto il ghiacciaio.

Non possiamo fermarlo del tutto. Possiamo però limitarlo

La domanda non è più se il mare salirà, ma quanto salirà e quanto velocemente.

Ridurre le emissioni rimane la misura fondamentale per limitare il riscaldamento degli oceani e lo scioglimento dei ghiacci. Ma contemporaneamente è necessario investire nell'adattamento.

Servono sistemi di allerta precoce, infrastrutture resilienti, barriere dove appropriate, ripristino di mangrovie e zone umide, protezione delle dune, gestione delle falde e pianificazione urbana.

In alcune aree potrebbe essere necessario anche il cosiddetto managed retreat, cioè il progressivo arretramento delle attività e delle abitazioni dalle zone diventate troppo rischiose.

Una sfida anche per i diritti umani

L'innalzamento del mare non è soltanto una questione ambientale.

Significa potenzialmente perdere case, terre agricole, posti di lavoro, patrimoni culturali e luoghi considerati parte dell'identità di una comunità.

Per gli Stati insulari più vulnerabili, la questione assume inoltre una dimensione giuridica e geopolitica: cosa accade alla sovranità, alle frontiere marittime e ai diritti di uno Stato se parte del suo territorio diventa permanentemente inabitabile?

È uno dei motivi per cui l'ONU considera il sea-level rise una questione che coinvolge contemporaneamente clima, sviluppo, diritti umani e sicurezza internazionale.

Il conto dell'adattamento

Il problema è anche finanziario.

I Paesi più vulnerabili sono spesso quelli che hanno contribuito meno alle emissioni storiche e che dispongono di minori risorse per costruire infrastrutture resilienti.

La distanza tra le risorse necessarie e quelle effettivamente disponibili per l'adattamento rimane quindi uno degli ostacoli principali alla risposta globale.

La scelta è ancora nelle nostre mani

Il livello del mare continuerà a salire. Ma la dimensione della crisi non è ancora scritta.

Ogni frazione di grado di riscaldamento evitata significa meno scioglimento dei ghiacci, meno espansione termica degli oceani e, nel lungo periodo, meno metri di aumento del livello del mare.

La vera partita è quindi duplice: ridurre rapidamente le emissioni per limitare il problema e investire subito nell'adattamento per proteggere le persone dai cambiamenti ormai inevitabili.

Il mare sta salendo. La domanda decisiva è quanto saremo preparati quando arriverà più vicino alle nostre città, alle nostre economie e alle nostre case.

Fonte
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