
Il mondo si allontana dagli obiettivi climatici fissati nel 2015. Il nuovo Emissions Gap Report 2026 del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) stima un aumento della temperatura globale di 2,8°C entro la fine del secolo se proseguiranno le politiche attuali. Anche la piena attuazione degli impegni nazionali limiterebbe il riscaldamento a circa 2,6°C, ben oltre la soglia di 1,5°C indicata dall’Accordo di Parigi.
Stati Uniti, il peso delle emissioni
Nel 2025 gli Stati Uniti sono stati responsabili del 70% dell’aumento globale delle emissioni, secondo i dati riportati da Associated Press. Il ritiro di Washington dall’Accordo di Parigi e la revisione delle stime sulle emissioni storiche contribuiscono al peggioramento delle proiezioni dell’Onu. Il rapporto segnala inoltre che le emissioni legate ai combustibili fossili continuano a crescere, nonostante i progressi registrati nelle energie rinnovabili.
Il limite di 1,5°C è a rischio
Secondo l’UNEP, superare temporaneamente la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali è ormai inevitabile. Non tutto, però, è perduto: uno scenario particolarmente ambizioso prevede di limitare il picco del riscaldamento a 1,7-1,8°C intorno alla metà del secolo, per poi tornare sotto 1,5°C entro il 2100. È un obiettivo possibile, ma richiede interventi molto più incisivi e la rimozione di grandi quantità di CO₂ dall’atmosfera.
Tagliare le emissioni, e farlo subito
Per rendere credibile questo scenario, le emissioni globali dovrebbero diminuire del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040, rispetto ai livelli del 2025. Gli impegni attuali prevedono riduzioni molto più contenute. Accelerare la transizione energetica, sviluppare le rinnovabili e ridurre l’uso dei combustibili fossili sono quindi passaggi decisivi.
La crisi climatica è anche una scelta politica
Il rapporto non descrive un futuro inevitabile, ma il risultato delle decisioni prese oggi. Ogni ritardo rende più difficile contenere il riscaldamento e aumenta i rischi per salute, ecosistemi ed economie. La sfida per i governi è trasformare gli impegni internazionali in riduzioni reali e rapide delle emissioni.


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