Mar Adriatico, allarme inquinamento luminoso: le coste italiane tra le più a rischio in Europa

Porti, città e località turistiche illuminano il mare anche di notte, alterando i ritmi biologici della fauna marina. Un nuovo studio internazionale individua nell’Adriatico il bacino europeo più esposto e chiede misure concrete per proteggere gli ecosistemi.

Non è soltanto plastica o contaminazione chimica a minacciare il mare. Anche la luce artificiale notturna può diventare una forma di inquinamento, capace di modificare gli equilibri della vita marina. L’illuminazione di porti, lungomari, stabilimenti balneari e città costiere si propaga infatti oltre la terraferma, raggiungendo la superficie e le acque sottostanti.

Adriatico al primo posto in Europa

Uno studio pubblicato il 7 ottobre 2026 sulla rivista scientifica Ocean & Coastal Management, con la partecipazione delle università di Plymouth e Pisa e dell’ISPRA, colloca il Mar Adriatico al livello di rischio più elevato in Europa, davanti al Baltico e al Mediterraneo occidentale. La ricerca propone un metodo per valutare l’esposizione alla luce artificiale, combinando l’intensità dell’illuminazione costiera con la trasparenza dell’acqua.

Pesci, plancton e tartarughe: cosa rischia la fauna

La luce artificiale può interferire con l’orientamento, l’alimentazione, la riproduzione e i movimenti degli organismi marini. Può inoltre alterare le migrazioni verticali dello zooplancton e modificare i rapporti tra predatori e prede. Sulle spiagge, l’illuminazione può disorientare le tartarughe marine appena nate, ostacolando il loro percorso verso il mare.

Perché i mari chiusi sono più vulnerabili

L’Adriatico è particolarmente esposto perché è un bacino relativamente chiuso, circondato da coste densamente urbanizzate e turistiche. La luce proveniente dagli insediamenti può quindi interessare ampie porzioni dell’ambiente marino. Il problema non riguarda soltanto l’Italia: anche il Baltico e il Mediterraneo occidentale figurano tra le aree europee maggiormente esposte.

La soluzione: proteggere anche il buio

Gli scienziati propongono di schermare le fonti luminose, ridurne intensità e durata, spegnere le luci non indispensabili durante alcune ore notturne e limitare le emissioni nelle lunghezze d’onda più impattanti. Nelle aree più sensibili si potrebbero inoltre istituire vere e proprie zone costiere buie, da integrare nelle politiche di tutela della biodiversità marina.

La sfida è anche normativa: finora, la direttiva europea sulla strategia per l’ambiente marino non disponeva di criteri specifici per valutare l’inquinamento luminoso subacqueo. La nuova ricerca offre una base scientifica per misurarlo e includerlo nella gestione dei mari europei.

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