
Oltre un quarto del territorio cinese – più di 2,6 milioni di km² – è minacciato dalla desertificazione. Dalle steppe della Mongolia Interna allo Xinjiang, il vento porta via la terra fertile, l’acqua scarseggia e interi villaggi vengono abbandonati. Le tempeste di sabbia arrivano fino a Pechino, con effetti devastanti sulla salute e sull’economia.
La “Grande Muraglia Verde” e i suoi limiti
Dal 1978, la Cina prova a contrastare il fenomeno con miliardi di alberi piantati lungo una cintura verde. Un progetto ambizioso, ma non privo di problemi: monocolture fragili, consumo eccessivo d’acqua, allergie diffuse e comunità locali poco coinvolte.
La svolta solare
Ora Pechino aggiunge una nuova arma: i pannelli fotovoltaici. I parchi solari nelle zone aride riducono l’erosione, fanno ombra al terreno, trattengono umidità e persino favoriscono la ricrescita dell’erba. In alcune aree, come il deserto di Talatan (Qinghai), i pannelli hanno trasformato terre sterili in pascoli ecologici per migliaia di pecore, con benefici ambientali ed economici.
Un modello per il futuro?
La Cina è oggi leader mondiale nelle rinnovabili: solo nel 2024 ha installato 278 GW di solare e 46 di eolico. Nel 2025, solare ed eolico hanno coperto oltre il 22% dei consumi elettrici del Paese. Ma l’impatto più sorprendente potrebbe essere un altro: usare l’energia pulita come barriera contro l’avanzata del deserto. Un esperimento che, con i suoi limiti e potenzialità, potrebbe diventare un modello anche per Africa e Asia Centrale.