Fca vende a una multinazionale giapponese la storica azienda Magneti Marelli per 6,2 mld

Fca vende Magneti Marelli per 6,2 miliardi

È ufficiale: la Magneti Marelli è della multinazionale giapponese Calsonic Kansei. Dopo mesi di rumors Fca ha deciso di rinunciare al controllo della società di componentistica vendendola per 6,2 miliardi di euro. La trattativa è stata condotta dal fondo Usa Kkr che controlla Calsonic.

La vendita, si spiega nel comunicato, non avrà impatti sui livelli occupazionali: i dipendenti sono 43.000 nel mondo di cui 9.981 in Italia. La sede centrale è a Corbetta, in provincia di Milano. Gli stabilimenti italiani sono in Piemonte, Campania ed Emilia Romagna. La parte più appetibile di Marelli è quella del lighting, ma sono molto avanzate anche le produzione di sensori, decisivi nella produzione delle auto senza guidatore.

Per queste ragioni si riteneva che il Lingotto intendesse mantenere il controllo della società distribuendola tra i soci come era accaduto per la Ferrari. Una delle prime scelte di Mike Manley è stata, invece, quella di optare per la vendita. La nuova Marelli Calsonic Kansei avrà un fatturato di 15,2 miliardi di euro, 200 impianti produttivi nel mondo e centri di ricerca e sviluppo in Europa, Giappone e America.

Rinomata per la qualità e le prestazioni dei magneti e delle bobine di accensione, Magneti Marelli viene fondata nel 1919. E sin dagli albori, il Motorsport è stato al centro dell’approccio allo sviluppo dei prodotti. Un primo successo arriva nel 1930, quando tre Alfa Romeo, equipaggiate con magneti a marchio Magneti Marelli, conquistano il primo, il secondo e il terzo posto nella celeberrima “1000 Miglia”.

Il 1950 inaugura ufficialmente il Campionato del Mondo di Formula 1. Il primo Gran Premio si tiene sul famoso circuito inglese di Silverstone e viene vinto da Giuseppe Farina al volante di un’Alfa Romeo.

Il sodalizio Ferrari-Magneti Marelli, avviato negli anni ‘30 e proseguito fino a oggi con l’attività delle case costruttrici di famose vetture da strada, svolge un ruolo significativo. Negli anni ’70 e ’80, Magneti Marelli sviluppa l’elettronica di controllo dei primi sistemi a iniezione elettronica Weber-Marelli in dotazione ai motori Ferrari da Formula 1.

La reputazione di Magneti Marelli in Formula 1 continua a crescere e arrivano altri contratti: Renault, Ford-Cosworth-Hart, Matra, BRM, Lotus, Ligier, Osella, Toleman, Spirit. Tra gli anni ’80 e l’anno 2000, i principali team di Formula 1 si affidano a Magneti Marelli per quanto concerne i sistemi elettronici ed elettromeccanici in dotazione alle loro vetture e per la tecnologia che fornisce l’infrastruttura elettronica di comunicazione.

È il caso, ad esempio, dell’introduzione della telemetria nella gestione di gara o della realizzazione del complesso volante in dotazione ormai a tutte le monoposto da corsa. Poi, nel 1989, gli ingegneri Magneti Marelli sviluppano il cambio semiautomatico dotato di comandi al volante in collaborazione con Scuderia Ferrari. Il 2000 vede l’introduzione di componenti miniaturizzati per l’elettronica dei motori e i sistemi di controllo della vettura. L'anno successivo, il 2001, viene introdotta la telemetria in tempo reale che permette di tenere sotto controllo lo stato di salute dell'auto in pista. Nel 2008, l'azienda è all’avanguardia dello sviluppo del Sistema per il recupero dell’energia cinetica (Kers) che segna l’inizio di una nuova era per la Formula 1.

Infine, la svolta. Nel 2016 Magneti Marelli Motorsport lancia il primo motore elettrico per le auto da corsa di Formula E. Tutto konw-how acquistato da un gigante giapponese controllato a sua volta da uno statunitense, che ha tuttavia garantito di mantenere i livelli occupazionali. Con il sollievo generale, compreso quello dei sindacati.

Fonte

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

Scopri la sezione Indicatori

(opzionale)
Paesi
www.quotedbusiness.com