Il Giappone scende a 6.000 metri sotto il mare: scoperte terre rare nei fondali del Pacifico

Tokyo annuncia un’estrazione sperimentale mai tentata prima. Obiettivo: ridurre la dipendenza dalla Cina e assicurarsi minerali strategici per industria, difesa e transizione energetica. Ma i rischi ambientali restano altissimi

A 6.000 metri sotto il mare: scoperte terre rare nei fondali del Pacifico

Il Giappone ha annunciato il recupero di sedimenti contenenti terre rare a circa 6.000 metri di profondità, durante una missione esplorativa nel Pacifico occidentale. Secondo il governo di Tokyo si tratta del primo tentativo al mondo di estrazione di terre rare a una profondità simile, un risultato che potrebbe segnare una svolta nella geopolitica delle materie prime strategiche.

La missione della nave Chikyu

I campioni sono stati prelevati dalla nave per trivellazioni in acque profonde Chikyu, partita il 12 gennaio dal porto di Shizuoka e diretta verso l’isola disabitata di Minami Torishima, nella zona economica esclusiva giapponese. “I sedimenti recuperati saranno ora analizzati per determinare la tipologia e la quantità di terre rare presenti”, ha spiegato Kei Sato, portavoce del governo, definendo la scoperta “molto significativa”.

Verso l’estrazione su larga scala

Secondo quanto riportato dal quotidiano economico Nikkei, l’estrazione di prova serviva soprattutto a testare le attrezzature per il recupero del fango marino. Se i risultati saranno positivi, Tokyo punta a una fase di estrazione su larga scala dal 2027, con una capacità stimata di 350 tonnellate di sedimenti al giorno, includendo l’intero processo di separazione e lavorazione dei minerali.

Un giacimento potenzialmente colossale

Stime preliminari indicano che i fondali intorno a Minami Torishima potrebbero contenere fino a 16 milioni di tonnellate di terre rare, rendendo l’area il terzo giacimento più grande del pianeta.
I sedimenti sarebbero particolarmente ricchi di disprosio, fondamentale per auto elettriche e smartphone, e ittrio, utilizzato nei laser e nelle tecnologie avanzate.

 

La mossa di Tokyo contro il dominio cinese

L’annuncio arriva in un momento di forti tensioni geopolitiche con Pechino. La Cina controlla oggi circa: il 70% dell’estrazione globale di terre rare; il 90% della lavorazione; oltre il 90% della produzione di magneti.

Il Giappone dipende ancora dalla Cina per circa il 70% delle sue importazioni, nonostante investimenti in alternative europee e australiane. Dopo le dichiarazioni della premier Sanae Takaichi su un possibile intervento giapponese in caso di attacco cinese a Taiwan, Pechino ha reagito bloccando l’export verso Tokyo di prodotti “a duplice uso”, aumentando l’allarme sulle forniture strategiche.

Una sfida tecnologica ed economica

Secondo diversi analisti, però, l’estrazione dai fondali profondi non rappresenta una soluzione immediata. I costi elevati, la complessità logistica e le difficoltà operative rendono l’estrazione commerciale un obiettivo ancora lontano. Anche se le tecnologie derivate dall’industria petrolifera possono essere adattate, le operazioni a 6.000 metri sono considerate tra le più difficili mai affrontate dall’industria estrattiva.

L’allarme degli ambientalisti

Le organizzazioni ambientaliste avvertono che l’estrazione mineraria in acque profonde potrebbe danneggiare irreversibilmente ecosistemi marini ancora poco conosciuti, alterando i fondali e compromettendo la biodiversità. Il dibattito tra sicurezza delle forniture e tutela ambientale è destinato a intensificarsi.

Perché le terre rare contano davvero

Nonostante il nome, le terre rare non sono rare in natura: è la loro estrazione e raffinazione a essere complessa, costosa e altamente inquinante. I 17 elementi delle terre rare sono indispensabili per: auto elettriche e batterie; semiconduttori e digitale; energie rinnovabili; aerospazio e difesa; dispositivi medici e smartphone. L’Occidente, dopo aver esternalizzato per decenni la produzione, si trova oggi a fare i conti con una dipendenza strategica dalla Cina.

Una partita che va oltre il Giappone

La mossa di Tokyo si inserisce in una competizione globale sempre più accesa sulle materie prime critiche, con Stati Uniti ed Europa pronti a riaprire il dossier dell’estrazione, anche in acque internazionali. Il fondo del mare potrebbe diventare il nuovo campo di battaglia della geopolitica del XXI secolo.

Fonte
quotedbusiness.com è una testata indipendente nata nel 2018 che guarda in particolare all'economia internazionale. Ma la libera informazione ha un costo, che non è sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità. Se apprezzi i nostri contenuti, il tuo aiuto, anche piccolo e senza vincolo, contribuirà a garantire l'indipendenza di quotedbusiness.com e farà la differenza per un'informazione di qualità. 'qb' sei anche tu. Grazie per il supporto
MiaFattura - la più semplice App di fatturazione
www.quotedbusiness.com