
La supremazia accademica degli Stati Uniti non è più scontata. Harvard, simbolo mondiale dell’eccellenza universitaria, perde terreno nei principali ranking internazionali sulla ricerca, mentre le università cinesi avanzano a ritmo sostenuto, conquistando posizioni che per decenni sono state appannaggio degli atenei americani più prestigiosi.
L’offensiva di Pechino sulla ricerca
Secondo Times Higher Education, si sta profilando un vero e proprio cambio di paradigma nella leadership globale dell’istruzione superiore. A certificarlo è Phil Baty, analista di punta dell’organizzazione britannica: “È in arrivo un nuovo ordine mondiale nella supremazia dell’istruzione e della ricerca”. Un passaggio storico che trova conferma nei numeri: l’Università di Zhejiang, in Cina, ha superato Harvard nella classifica del Centre for Science and Technology Studies dell’Università di Leida, un risultato impensabile solo pochi anni fa.
La Cina domina la top ten
Nel ranking di Leida, sette università cinesi figurano oggi nella top 10, occupando spazi un tempo riservati a colossi come Stanford, Ucla, University of Michigan e UPenn. Un’ascesa rapidissima: Zhejiang, entrata nella top 100 solo nel 2017, è passata in pochi anni da outsider a punto di riferimento globale.
Il paradosso americano: qualità alta, ma volumi inferiori
Harvard continua a produrre ricerca di altissima qualità ed è ancora terza al mondo per numero di citazioni scientifiche. Il problema, però, non è la flessione americana, bensì l’esplosione cinese.
Come sottolinea il New York Times, citando l’ex presidente del Mit Rafael Reif: “Il numero e la qualità degli articoli provenienti dalla Cina sono stupefacenti. Ci stanno surclassando”.
Leadership Usa ancora forte, ma meno solida
Nonostante il calo in alcune classifiche, Harvard resta al vertice in altri ranking internazionali, come quello dell’Informatics Institute della Middle East Technical University di Ankara e il Nature Index, dove guida la graduatoria seguita però da dieci università cinesi, un segnale chiaro del nuovo equilibrio in formazione.
L’effetto Trump su ricerca e università
A pesare sul sistema accademico statunitense è anche il conflitto politico interno. Da oltre un anno Harvard e altri atenei sono nel mirino dell’amministrazione Trump per le politiche Dei (diversità, equità e inclusione), accusate di essere “woke”. I tagli alla ricerca federale, uniti al clima di incertezza normativa, rischiano di accelerare il declino relativo delle università Usa.
Studenti stranieri in fuga
Un altro campanello d’allarme riguarda l’attrattività internazionale: il numero di studenti stranieri iscritti negli Stati Uniti è calato del 19% rispetto all’anno precedente, complice la stretta su visti e immigrazione. Una tendenza che potrebbe indebolire ulteriormente il prestigio del sistema accademico americano.
Pechino investe miliardi per attrarre talenti
Nel frattempo, la Cina rilancia. Pechino sta investendo miliardi di dollari nelle università e ha introdotto nuovi visti dedicati ai laureati delle migliori facoltà scientifiche e tecnologiche, con l’obiettivo di attirare ricercatori, studenti e imprenditori dall’estero. Una strategia aggressiva che punta a trasformare il Paese nel nuovo hub globale della conoscenza.










