
Il via libera di Palazzo Madama segna un passaggio storico per la politica energetica italiana. Il Paese aveva abbandonato la produzione nucleare dopo il referendum del 1987 e successivamente aveva chiuso gli ultimi impianti operativi.
La nuova legge delega, promossa dal Governo guidato da Giorgia Meloni e dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, punta ora a creare le condizioni normative per un possibile ritorno dell’energia atomica nel mix energetico nazionale.
Nessuna nuova centrale viene costruita oggi
Il provvedimento non autorizza direttamente la costruzione di una centrale. Delega invece il Governo a definire, attraverso successivi decreti legislativi, le norme per autorizzazione, realizzazione, esercizio, sicurezza e remunerazione degli impianti nucleari, oltre alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi.
È quindi l’inizio di un percorso normativo e industriale, non ancora l'avvio dei cantieri.
Focus sui reattori modulari
Uno degli elementi centrali del nuovo modello italiano è rappresentato dai Small Modular Reactors (SMR) e dagli Advanced Modular Reactors (AMR), tecnologie progettate per avere dimensioni inferiori rispetto alle grandi centrali tradizionali e, in prospettiva, per consentire una maggiore standardizzazione e produzione industriale dei componenti.
La scelta italiana si inserisce in una strategia europea più ampia: nel marzo 2026 la Commissione europea ha presentato una strategia per accelerare lo sviluppo degli SMR e degli AMR, con l’obiettivo di favorire i primi progetti europei nei primi anni Trenta.
Un possibile nuovo capitolo per l’industria italiana
Il ritorno del nucleare non riguarda soltanto la produzione di elettricità. La nuova normativa comprende anche ricerca, tecnologia, sicurezza, gestione del combustibile e possibilità di utilizzare l’energia nucleare per produrre idrogeno.
Il nodo più delicato: dove costruire gli impianti?
La localizzazione sarà probabilmente uno dei passaggi più complessi. Il nuovo quadro normativo prevede meccanismi di beneficio locale per le popolazioni interessate e procedure destinate a coinvolgere territori e istituzioni locali.
La questione riguarda non soltanto i futuri reattori, ma anche la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. La legge comprende infatti tra gli ambiti della delega anche le procedure relative alla sicurezza e alla gestione dei materiali nucleari.
Dodici mesi per trasformare la delega in regole operative
La legge assegna al Governo 12 mesi dalla sua entrata in vigore per adottare i decreti legislativi necessari a costruire il nuovo quadro normativo. Sarà questa fase a definire concretamente autorizzazioni, controlli, responsabilità, procedure, localizzazione e meccanismi economici per eventuali nuovi impianti.
Dai voti in Parlamento alla realtà industriale
Il Governo stima oggi che i primi impianti potrebbero entrare in funzione intorno al 2033-2034, ma si tratta di un obiettivo temporale e non di una data già garantita da progetti autorizzati.


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