
L’Europa pensava di essersi liberata da un ricatto storico. In realtà, ha solo cambiato interlocutore. Dopo il taglio del metano russo seguito all’invasione dell’Ucraina, il Vecchio Continente ha sostituito Mosca con Washington. Il risultato? Una nuova dipendenza strategica, questa volta dagli Stati Uniti.
Il dato che preoccupa Bruxelles
Come osserva Federico Fubini sul Corriere della Sera, tra il 2021 e il 2025 le consegne di gas americano verso l’Europa sono esplose: da circa un miliardo a quasi otto miliardi di metri cubi al mese. Oggi il gas naturale liquefatto (GNL) copre una quota cruciale dei consumi europei e gli Stati Uniti rappresentano circa il 60% delle forniture. Una posizione dominante che restituisce alla Casa Bianca un potere di condizionamento molto simile a quello esercitato dal Cremlino fino al 2022.
Il precedente russo
Nel 2022 Vladimir Putin tentò di usare il metano come arma geopolitica, riducendo le forniture per spingere l’Europa ad allentare il sostegno all’Ucraina. Il ricatto fallì solo perché entrarono in gioco nuovi fornitori, in primis proprio gli Stati Uniti. Oggi Mosca è quasi scomparsa dal mercato europeo, ma la vulnerabilità strutturale dell’Europa è rimasta intatta.
Il gas Usa come leva politica
A differenza dell’Unione europea, i produttori americani non dipendono dal mercato europeo. Possono vendere il loro gas: alle centrali elettriche statunitensi e ai clienti asiatici, spesso disposti a pagare di più. Questo squilibrio è cruciale: l’Europa dipende dagli Stati Uniti, ma non viceversa. E significa che Washington ha margine per usare l’energia come strumento di pressione politica ed economica.
Trump e il ritorno della forza
Il quadro si fa ancora più inquietante se si guarda alla postura politica americana. Donald Trump non ha mai nascosto una visione transazionale e muscolare dei rapporti internazionali. Un dettaglio che potrebbe passare inosservato — la libertà dei fornitori Usa di dirottare il gas altrove — diventa improvvisamente centrale se la Casa Bianca appare disposta a “far pagare” all’Europa la sua dipendenza.
Il segnale da Caracas
Non è un caso che, dopo la cattura di Nicolas Maduro, Kirill Dmitriev, negoziatore di Putin con Washington, abbia sottolineato un dato chiave: con il Venezuela sotto controllo, gli Stati Uniti gestiscono ora circa il 20% della produzione mondiale di petrolio. Secondo Mosca, questo enorme potere (al di là delle apparenze) non sarà usato contro la Russia — che controlla le proprie risorse — ma contro l’Europa, molto più esposta e fragile.
Un errore strategico europeo
La dipendenza energetica è solo una delle tante: sicurezza, tecnologia, accesso ai mercati. Ma oggi è la più immediata e pericolosa. L’Unione europea si è liberata dal gas russo senza costruire una vera autonomia energetica. E ora rischia di trovarsi di nuovo sotto ricatto, con bollette e stabilità economica esposte alle decisioni politiche di Washington.
La lezione ignorata
Il paradosso è evidente: l’Europa ha imparato quanto sia pericoloso dipendere da un solo fornitore, ma non ha imparato abbastanza in fretta. Prima Putin. Ora Trump. Cambiano i protagonisti, non il problema di fondo.










