Oro europeo sotto chiave: il caso Germania e il segreto svizzero

Tra caveau, tensioni geopolitiche e scelte strategiche: Berlino valuta il rimpatrio delle riserve dagli Stati Uniti, mentre Berna ha già fatto marcia indietro dopo la crisi del 2008

La Germania è il secondo Paese al mondo per riserve auree dopo gli Stati Uniti. Nei forzieri della Bundesbank sono accatastate 3.352 tonnellate d’oro, per un valore che supera i 340 miliardi di euro. Un patrimonio colossale che, però, non si trova interamente sul territorio nazionale: una parte significativa è custodita all’estero, in particolare negli Stati Uniti e nel Regno Unito.

Una scelta figlia della Guerra Fredda

La decisione risale agli anni della Guerra Fredda, quando la Germania era divisa e il governo della Germania Ovest, con sede a Bonn, riteneva più sicuro depositare l’oro nei caveau degli alleati occidentali. L’obiettivo era semplice: mettere al riparo il tesoro nazionale da un’eventuale avanzata sovietica.

Trump e la nuova incertezza

Oggi il contesto è cambiato radicalmente. La Germania è riunificata e alla Casa Bianca è tornato Donald Trump, percepito in Europa come un leader imprevedibile. Secondo l’analista tedesco Frank Beckmann, è arrivato il momento di rivedere le scelte del passato e riportare in patria l’oro custodito alla Federal Reserve di New York.

“A New York non è più al sicuro”

Più di un terzo delle riserve auree tedesche – 1.236 tonnellate – si trova negli Stati Uniti”, spiega Beckmann ai microfoni di SEIDISERA. “Tra guerra commerciale, annunci continui di nuovi dazi e l’inaffidabilità politica di Trump, l’oro tedesco non può più dirsi al sicuro”. Un’opinione condivisa da molti economisti e dalla stessa Bundesbank.

Il silenzio prudente di Berlino

Il Ministero delle Finanze tedesco, però, non ha ancora preso posizione ufficiale. Il riserbo è massimo, probabilmente per evitare di alimentare nuove tensioni diplomatiche con Washington in una fase già segnata da attriti commerciali e strategici.

Un segreto più forte di quello bancario

Se l’oro tedesco è al centro di un dibattito politico, quello svizzero resta avvolto nel mistero. L’esatta collocazione delle riserve auree della Banca Nazionale Svizzera è uno dei segreti meglio custoditi del Paese, più protetto persino del tradizionale segreto bancario. Nemmeno il Consiglio federale ne conoscerebbe i dettagli.

Diversificare per ridurre i rischi

Come altri Paesi europei, anche la Svizzera aveva storicamente depositato parte del suo oro negli Stati Uniti, soprattutto tra le due guerre mondiali. Secondo Edoardo Beretta, professore di macroeconomia internazionale all’Università della Svizzera italiana, la logica era chiara: “Distribuire l’oro tra Paesi considerati affidabili riduce i rischi in caso di crisi”.

Il punto di svolta: la crisi del 2008

La grande svolta arriva però con la crisi finanziaria del 2008 e il salvataggio di UBS. In quel contesto, la Svizzera decide di rimpatriare l’oro dagli Stati Uniti. Una scelta attribuita all’intuizione dell’allora consigliere federale Hans-Rudolf Merz, per evitare che il metallo prezioso potesse essere usato come leva o garanzia nei contenziosi internazionali.

Dalle tensioni con Washington alla rivelazione del 2014

Le frizioni tra Berna e Washington non erano nuove: già alla fine degli anni ’90, con la questione dei fondi ebraici, erano emerse le prime interrogazioni parlamentari sull’oro svizzero. Solo nel 2014, però, un documento ufficiale della Banca Nazionale rivelò che la Confederazione non custodiva più oro a New York.

Dove si trova oggi l’oro svizzero

Attualmente, delle 1.040 tonnellate di oro svizzero, il 70% è conservato in Svizzera, il 20% presso la Banca d’Inghilterra e il 10% in Canada. L’ubicazione precisa dei caveau sul territorio elvetico resta, però, top secret.

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