Il problema non è (solo) il prezzo dell'energia, ma la sua disponibilità. E l’Italia è l’anello debole

Secondo Moody's e Agenzia Internazionale dell'Energia, il Paese è tra i più esposti in Europa: dipendenza dal gas, tensioni nello Stretto di Hormuz e attacchi alle infrastrutture mettono a rischio approvvigionamenti e crescita economica globale

Crisi energetica globale, l’Italia è l’anello debole: rischio shock

L’Italia si scopre fragile di fronte alla più grave crisi energetica degli ultimi decenni. A certificarlo è Moody's, secondo cui il nostro Paese è tra i più esposti in Europa agli effetti del conflitto in Medio Oriente.

Il motivo è strutturale: circa il 40% del fabbisogno energetico nazionale dipende dal gas naturale, in larga parte importato, soprattutto sotto forma di GNL dal Qatar. Una dipendenza che oggi si trasforma in un rischio concreto.

Hormuz sotto pressione, a rischio i flussi globali

Il punto critico è lo Stretto di Hormuz, snodo attraverso cui passa circa un quinto dell’energia mondiale tra petrolio e gas liquefatto. Le tensioni militari e gli attacchi alle infrastrutture energetiche stanno compromettendo i flussi, creando un effetto domino che colpisce non solo i prezzi ma la disponibilità fisica delle risorse.

Secondo Fatih Birol, direttore della Agenzia Internazionale dell'Energia, siamo di fronte alla “più grande minaccia alla sicurezza energetica globale della storia”, con tempi di recupero che potrebbero superare i sei mesi anche in caso di cessate il fuoco.

Non solo prezzi: crisi strutturale dell’offerta

A differenza degli shock petroliferi del passato, la crisi attuale non riguarda solo il costo dell’energia ma la sua disponibilità. Una parte significativa della produzione globale è stata colpita o rallentata, mettendo sotto pressione intere filiere industriali: dalla petrolchimica ai fertilizzanti, fino alla manifattura. Il rischio, sempre più concreto, è quello di una crisi sistemica capace di incidere sulla crescita globale e sugli equilibri economici internazionali.

Italia più esposta degli altri Paesi europei

Nel confronto europeo, l’Italia appare particolarmente vulnerabile. A differenza di altri Paesi che hanno investito maggiormente in energia nucleare o in un mix energetico più diversificato, Roma resta fortemente dipendente dalle importazioni. La strategia post-crisi ucraina, basata sul GNL, rischia ora di trasformarsi in un boomerang proprio mentre le forniture iniziano a rallentare.

Da crisi dei prezzi a crisi di disponibilità

Il vero cambio di paradigma è questo: non si tratta più solo di pagare di più l’energia, ma di averla. Una prospettiva che apre scenari inediti per l’economia globale e che impone scelte rapide su sicurezza energetica, diversificazione delle fonti e transizione verso modelli più sostenibili. Per l’Italia, la sfida è doppia: affrontare l’emergenza immediata e ripensare strutturalmente il proprio sistema energetico.

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