La tregua di due settimane tra Stati Uniti, Israele e Iran ha evitato il peggio sui mercati energetici globali. Ma il rischio resta altissimo.
Lo Stretto di Hormuz – snodo strategico da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale – continua a essere instabile, con Teheran che mantiene un controllo di fatto sui flussi. E il ritorno alla normalità, secondo analisti internazionali, è ancora lontano anni.
Europa di nuovo vulnerabile
Per l’Unione europea è l’ennesimo shock energetico dopo la crisi seguita all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.
La dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili espone il continente a crisi geopolitiche ricorrenti. Da qui l’urgenza di accelerare su diversificazione e transizione energetica.
Il “modello Spagna” sorprende l’Europa
In questo scenario emerge un caso virtuoso: la Spagna.
Grazie a un mix efficiente di rinnovabili (eolico, solare, idroelettrico) e a una gestione avanzata della rete, Madrid è riuscita a contenere i prezzi dell’energia anche durante la crisi.
Nel primo trimestre 2026: il gas ha determinato il prezzo dell’elettricità solo nel 15% del tempo; in Italia, la quota è salita fino all’89%.
Il risultato? Prezzi medi dell’elettricità intorno ai 66 €/MWh, circa la metà rispetto a quelli italiani.
Perché le rinnovabili da sole non bastano
Il caso spagnolo dimostra che non è sufficiente installare pannelli solari o pale eoliche.
Il sistema elettrico europeo funziona con il meccanismo del prezzo marginale: il costo finale è determinato dall’ultima fonte utilizzata per soddisfare la domanda, spesso il gas.
Ecco perché: senza una gestione efficiente, il gas continua a fissare i prezzi; anche Paesi avanzati come il Regno Unito restano esposti a costi elevati.
La Spagna ha invece ottimizzato l’integrazione tra fonti, riducendo al minimo il ricorso al gas.
Energia e geopolitica: più autonomia, più forza politica
Un sistema energetico più indipendente non è solo un vantaggio economico.
Consente anche maggiore autonomia politica. Il governo di Pedro Sánchez, ad esempio, ha potuto gestire con più margine la crisi internazionale, contenendo l’impatto sulle famiglie e mantenendo una posizione diplomatica più flessibile.
Italia in ritardo: il nodo strutturale
Il confronto con l’Italia è evidente.
Nonostante la crescita delle rinnovabili, il sistema energetico italiano resta fortemente dipendente dal gas e privo di nucleare, rendendo più vulnerabile il prezzo dell’elettricità agli shock esterni.
Il rischio blackout e la sfida delle reti
La transizione energetica però non è priva di rischi.
Il grande blackout che ha colpito Spagna e Portogallo nel 2025 ha evidenziato le criticità di un sistema sempre più complesso. Secondo il rapporto Entso-e, sono stati almeno 17 i fattori che hanno contribuito alla crisi.
Le raccomandazioni sono chiare: rafforzare le infrastrutture elettriche; migliorare il coordinamento tra Paesi; adeguare le regole al nuovo mix energetico.
Il futuro energetico dell’Europa passa da qui
La lezione è evidente: più rinnovabili sì, ma con reti intelligenti e gestione avanzata.
La Spagna oggi rappresenta un laboratorio per l’Europa. Ignorarlo significherebbe esporsi a nuove crisi, prezzi elevati e instabilità.
Il futuro dell’energia europea si gioca ora, tra indipendenza strategica e sostenibilità.


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