Acqua “nata” nelle profondità della Terra: la scoperta italiana che può riscrivere la geologia

Uno studio pubblicato su Science Advances rivoluziona il modo in cui la scienza interpreta il ciclo dell’acqua: nelle viscere del pianeta l’H2O potrebbe formarsi spontaneamente dall’incontro tra idrogeno e minerali ricchi di ossigeno. Implicazioni enormi per terremoti, vulcani e persino per la ricerca di vita nello spazio

Acqua “nata” nelle profondità della Terra

Per decenni la geologia ha descritto il ciclo dell’acqua come un sistema quasi chiuso: evaporazione, piogge, oceani, rocce e ritorno in superficie attraverso vulcani e attività tettonica.

Ora però un team internazionale guidato dall’Università di Bologna apre uno scenario completamente nuovo: nelle profondità della Terra l’acqua potrebbe anche “nascere” direttamente da reazioni chimiche finora sottovalutate.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Science Advances, parla di una vera e propria “acqua non convenzionale”.

La scoperta: l’idrogeno che crea H2O nel sottosuolo

Secondo gli studiosi, nelle profondità terrestri l’idrogeno molecolare libero può entrare in contatto con minerali contenenti ossigeno. Da questa interazione si formerebbe acqua anche in ambienti dove, teoricamente, non dovrebbe esistere.

Il processo avverrebbe a chilometri di profondità, in condizioni estreme di pressione e temperatura, modificando radicalmente le attuali teorie sul funzionamento interno del pianeta.

A guidare lo studio è stato il geologo Alberto Vitale Brovarone, insieme a ricercatori italiani e internazionali tra cui Yale University, Johns Hopkins University, CNRS francese ed ESA.

Perché la scoperta cambia tutto

Le implicazioni sono enormi. Se confermato su larga scala, questo meccanismo potrebbe ridefinire i modelli scientifici usati per spiegare la formazione dei magmi, l’attività vulcanica e persino alcune dinamiche sismiche.

Gli scienziati ritengono infatti che la presenza di acqua nelle profondità terrestri influenzi direttamente la stabilità delle rocce e il comportamento delle placche tettoniche.

In pratica, capire dove e come nasce quest’acqua potrebbe aiutare a comprendere meglio terremoti ed eruzioni.

Effetti anche sulla ricerca di vita nello spazio

La scoperta va oltre la Terra. Gli esperti sottolineano che questo nuovo processo potrebbe cambiare anche il modo in cui vengono interpretati i dati raccolti su Marte, lune ghiacciate e pianeti extrasolari.

Se l’acqua può formarsi spontaneamente nelle profondità rocciose di un pianeta, allora le condizioni favorevoli alla vita potrebbero essere molto più diffuse nell’universo di quanto si pensasse finora.

Non a caso, nello studio ha collaborato anche l’Agenzia Spaziale Europea.

Una rivoluzione scientifica tutta italiana

La ricerca rappresenta uno dei contributi italiani più rilevanti degli ultimi anni nel campo delle geoscienze e della planetologia.

E apre una nuova domanda destinata a cambiare molti paradigmi scientifici: quanta acqua esiste davvero nelle profondità invisibili del nostro pianeta?

Fonte
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