
Lo Stretto di Hormuz, al momento chiuso dopo l'attacco sferrato il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, collega il Golfo di Oman al Golfo Persico ed è una delle rotte marittime più strategiche al mondo.
In questo corridoio marittimo transita circa un quinto del petrolio globale: tra i 17 e i 20 milioni di barili al giorno su una domanda mondiale che oscilla intorno ai 100 milioni di barili quotidiani.
Non solo greggio: attraverso Hormuz passa anche una quota decisiva del gas naturale liquefatto (GNL), in particolare quello esportato dal Qatar, tra i maggiori produttori mondiali.
Una strozzatura naturale facile da controllare
In alcuni punti lo Stretto è largo meno di 50 chilometri, ma le corsie effettivamente navigabili si restringono a circa 3 chilometri per senso di marcia.
Una caratteristica che lo rende un vero e proprio “choke point” energetico: controllare Hormuz significa poter influenzare i flussi energetici globali.
I principali esportatori che dipendono da questo passaggio sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e lo stesso Iran.
Numeri chiave: petrolio, raffinati e gas
Secondo le ultime stime internazionali:
- circa il 34% del commercio marittimo mondiale di greggio passa da Hormuz;
- Il 14% dei prodotti raffinati transita nello stesso corridoio;
- oltre il 25% del commercio globale di gas attraversa quest’area;
- quasi il 20% del GNL mondiale dipende da questa rotta.
Si tratta di percentuali che spiegano perché ogni tensione militare nella regione faccia immediatamente oscillare i mercati energetici.
L’Asia in prima linea
L’82% del petrolio che attraversa Hormuz è destinato ai mercati asiatici, in particolare Cina, India, Giappone e Corea del Sud.
Un eventuale blocco colpirebbe dunque in modo diretto le economie asiatiche, con ricadute globali su crescita, inflazione e stabilità finanziaria.
Non solo Hormuz: gli altri snodi energetici
Hormuz non è l’unico snodo critico. Anche il Canale di Suez e lo Stretto di Malacca rappresentano veri checkpoint energetici globali.
Ma nessuno concentra una quota così elevata di petrolio e gas come lo Stretto di Hormuz.
Perché il mondo guarda a questa lingua di mare
Ogni escalation nel Golfo Persico si traduce in volatilità dei prezzi del petrolio, tensioni sui mercati finanziari e timori per la sicurezza energetica globale.
Lo Stretto di Hormuz non è solo una rotta marittima: è il termometro geopolitico del sistema energetico mondiale.








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