Nel pieno del percorso di uscita dal gas russo, l’Unione Europea registra un dato che fa discutere: a marzo 2026 sono stati importati 2,46 miliardi di metri cubi di GNL dalla Russia, il livello più alto mai raggiunto.
Un risultato che arriva proprio mentre Bruxelles ha avviato il bando progressivo delle forniture energetiche da Mosca, destinato a completarsi entro circa un anno e mezzo.
Spagna e Francia guidano gli acquisti
A sorprendere è anche la geografia degli approvvigionamenti.
La Spagna si conferma il principale acquirente di gas liquefatto russo, con importazioni per circa 355 milioni di euro in un solo mese, in forte crescita. Seguono la Francia, il Belgio e i Paesi Bassi, snodi chiave per la redistribuzione del gas verso altri mercati europei, inclusa la Germania.
Un quadro che evidenzia come, nonostante le scelte politiche, le esigenze energetiche continuino a guidare le decisioni operative.
Il lungo addio al gas russo
Il divieto europeo non è immediato, ma graduale.
Il phase-out del gas russo, avviato nella primavera 2026, prevede una riduzione progressiva delle importazioni fino al completo azzeramento. Tuttavia, fino a quel momento, i contratti esistenti e le esigenze di sicurezza energetica continuano a sostenere i flussi.
Nel frattempo, secondo analisi di centri studi internazionali, l’Europa resta uno dei principali clienti della Russia per il GNL, arrivando a rappresentare circa la metà delle esportazioni complessive di Mosca in questo segmento.
Gli Stati Uniti guadagnano terreno
Parallelamente, gli Stati Uniti rafforzano la loro posizione come fornitori alternativi.
Nel 2025 le esportazioni americane di GNL verso l’Europa hanno raggiunto livelli record, superando i 100 miliardi di metri cubi. Una crescita che ha contribuito a ridurre la dipendenza da Mosca, ma senza eliminarla del tutto.
Anche l’Italia ha aumentato significativamente le importazioni dagli USA, diversificando le fonti di approvvigionamento.
Prezzi sotto controllo: il ruolo dell’Asia
Nonostante le tensioni geopolitiche, i prezzi del gas non sono esplosi come in passato.
A incidere è stato soprattutto il rallentamento della domanda asiatica, in particolare della Cina, che ha ridotto le importazioni e in alcuni casi ha persino rivenduto carichi di GNL sul mercato internazionale.
Questo surplus ha aumentato la disponibilità globale, contribuendo a stabilizzare i prezzi anche in Europa.
Hormuz, Qatar e il fattore geopolitico
La crisi nel Golfo Persico e le tensioni legate allo Stretto di Hormuz hanno ulteriormente complicato lo scenario.
La riduzione dei flussi dal Qatar avrebbe potuto generare una nuova impennata dei prezzi, ma è stata compensata proprio dalla maggiore disponibilità di gas sul mercato globale.








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