L'Europa produce sempre più energia da fonti rinnovabili, ma una parte crescente di questa elettricità finisce sprecata.
È il nuovo paradosso della transizione energetica: nei giorni di forte vento o di intensa insolazione, la produzione di energia eolica e fotovoltaica supera la domanda, provocando un crollo dei prezzi dell'elettricità fino a valori negativi. In pratica, in alcune fasce orarie sono gli stessi produttori a pagare per immettere energia nella rete.
Una situazione che sta mettendo sotto pressione governi, operatori e consumatori.
Germania, il dibattito sui prezzi differenziati
A riaccendere il confronto è stata la proposta dei Verdi tedeschi, che chiedono di superare il prezzo unico nazionale dell'elettricità introducendo diverse zone tariffarie.
L'obiettivo è riflettere meglio le differenze territoriali: nel nord della Germania l'energia eolica è abbondante, mentre il sud dipende maggiormente dal fotovoltaico e da altre fonti. Oggi, però, la rete elettrica non riesce sempre a trasferire efficacemente l'energia dalle aree dove viene prodotta a quelle dove serve, generando congestioni, costi aggiuntivi e maggiori oneri per i contribuenti.
Uno studio del Fraunhofer Institute, commissionato dal Land dello Schleswig-Holstein, evidenzia come alcune regioni del nord avrebbero persino convenienza economica a condividere il mercato elettrico con la Danimarca piuttosto che con il resto della Germania.
Il boom del solare crea un nuovo problema
Anche il fotovoltaico europeo sta vivendo una crescita senza precedenti.
Secondo i dati di SolarPower Europe, la capacità installata continua ad aumentare rapidamente, ma la rete fatica ad assorbire tutta l'energia prodotta nelle ore centrali della giornata. Per evitare il collasso del sistema, molti impianti vengono temporaneamente disattivati attraverso il cosiddetto curtailment, cioè la limitazione volontaria della produzione.
Secondo un'analisi di Bloomberg, nei prossimi mesi potrebbero andare persi decine di terawattora di elettricità pulita, una quantità sufficiente ad alimentare milioni di abitazioni per un intero anno.
Prezzi negativi e reti sotto pressione
Nel 2026 gli episodi di prezzi negativi sono aumentati sensibilmente in diversi mercati europei, tra cui Germania, Francia, Paesi Bassi e Belgio.
Al contrario, quando vento e sole diminuiscono improvvisamente, i prezzi possono impennarsi nel giro di poche ore perché entrano in funzione centrali a gas o altre fonti più costose. Questa forte volatilità dimostra che il problema non è più la disponibilità di energia rinnovabile, ma la capacità del sistema elettrico di gestirla in modo efficiente.
La soluzione passa da reti intelligenti e batterie
La risposta europea punta su tre direttrici: modernizzazione delle reti, sviluppo dei sistemi di accumulo e maggiore flessibilità dei consumi.
La Commissione europea stima che saranno necessari investimenti superiori a 1.200 miliardi di euro entro il 2040 per adeguare le infrastrutture elettriche. Parallelamente cresce il mercato delle batterie di accumulo, considerate fondamentali per immagazzinare l'energia prodotta in eccesso e utilizzarla quando la domanda aumenta.
Sempre più spazio avranno inoltre le tariffe dinamiche, che premiano famiglie e imprese capaci di consumare energia nelle ore di maggiore produzione da fonti rinnovabili.
La vera sfida della transizione
Negli ultimi anni l'Europa ha dimostrato di saper aumentare rapidamente la produzione di energia pulita. Ora la sfida è diversa: costruire un sistema energetico intelligente, flessibile e resiliente.
Perché produrre energia rinnovabile non basta più. Senza reti moderne, sistemi di accumulo e una gestione più efficiente della domanda, il rischio è trasformare una delle più grandi opportunità della transizione ecologica in un enorme spreco economico.


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Presi per il PIL
Quale risposta dare difronte a questo paradosso? Aumentare gli investimenti pubblici e privati nel settore delle rinnovabili, affinché sia possibile provare a superare uno dei principali limiti attuali ovvero l'immagazzinamento. In fondo la sfida tecnologica non sembra così proibitiva. Altro discorso invece rigaurdano gli interessi lobbistici di numerose multinazionali, a cominciare da quelle petrolifere.