Riforma del Catasto, croce o delizia per i Comuni?

La decisione del governo di riformare il Catasto ha sollevato numerose polemiche sia dalle forze politiche, sia da parte di numerosi cittadini. Ma quasi nessuno sembra essersi chiesto cosa ne pensino i soggetti chiamati a riscuotere l’imposta, ovvero i Comuni. L’evidenza empirica mette in luce un quadro complesso.

Riforma del Catasto, croce o delizia per i Comuni?

“Toglimi tutto, ma non…”. Nella testa di molti italiani sarà risuonato nei giorni scorsi il mantra della nota pubblicità di orologi. Non che qualcuno all’interno dell’esecutivo abbia ipotizzato qualche forma di esproprio, ma la decisione del governo Draghi di portare avanti la riforma del Catasto ha probabilmente alimentato il timore di restare denudati sia nei cittadini in buona fede (che sono preoccupati per un possibile aumento delle tasse), sia in quelli in cattiva fede (che evidentemente potrebbero essere scoperti). Timori giustificati? In parte sì, anche se non nel breve termine. Vediamo nel dettaglio.

La riforma del catasto si poggia su due pilastri che sono la lotta alle case “fantasma”, avviata ormai dal 2012, e soprattutto l’introduzione di nuovi “valori patrimoniali” e di “rendite attualizzate” per avere parametri il più possibile vicini ai “valori normali espressi dal mercato”. Questi nuovi criteri si aggiungeranno alle rendite attuali ma senza sostituirle. E le informazioni prodotte dalla nuova analisi non saranno “utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali”.

In estrema sintesi è questa l’essenza della nuova riforma che nell’analisi qui proposta è scandagliata dal punto di vista degli Enti locali. Il punto è: le scelte fatte dal governo rappresentano effettivamente una soluzione per la fiscalità dei Comuni? Per rispondere a questo interrogativo è utile osservare l’evidenza empirica e, in particolare, analizzare la reale situazione degli incassi IMU.

L’imposta municipale unica costituisce la principale entrata nei bilanci dei Comuni italiani. Il paradosso è che questa risorsa nel corso degli anni ha evidenziato numerose debolezze, a tal punto che secondo alcuni analisti superano i benefici che ne derivano per gli enti locali. A supportare questo approccio emerge una ragione su tutte: la forte evasione che si continua a registrare sul tributo. Ma andiamo per ordine.

In Italia nell’anno 2018 risultano censite 65.199.719 unità immobiliari (tabella 1 allegata), che generano un gettito annuale IMU per tutti i Comuni Italiani pari a 13.394 miliardi di euro nel 2019 e di 12.017 mld nel 2020.

Quanto di questo gettito è incassato effettivamente nei termini? E, soprattutto, quanto si trasforma invece in evasione tributaria che, da un lato, va a confluire nella gigantesca massa creditoria che gli Enti si trovano con gran fatica a dover recuperare e, dall’altro, va ad alimentare i ben noti accantonamenti che condizionano le risultanze finanziarie finali dei Comuni trascinandoli per lo più in disavanzo di amministrazione?

La risposta è contenuta nella tabella 3. Solamente negli anni 2019 e 2020 risulta una evasione IMU superiore a 2.641 miliardi pari al 10,40% su base nazionale. Ma se si rilevano i dati a livello regionale, emerge un quadro altamente eterogeneo che vede nelle posizioni basse della classifica le regioni meridionali: l’evasione raggiunge il 31,65% in Calabria. Viaggiano su percentuali a due cifre anche Abruzzo, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, e Umbria.

A tali dati bisogna aggiungere tutti gli immobili cosiddetti “fantasma” che sono presenti sul territorio nazionale ma che sfuggono all’imposizione fiscale in quanto privi di rendita catastale perché non censiti negli archivi catastali. I numeri di questi immobili sono significativi (“fabbricati mai dichiarati” sito dell’Agenzia delle Entrate): ad oggi ne risultano sul territorio nazionale circa 1.127.357 (nella tabella 4 è riportata la distribuzione per ciascun comune).

A questo punto la domanda sorge spontanea: la soluzione è effettivamente la revisione delle rendite catastali? Sarà sufficiente per incrementare le risorse finanziarie che i Comuni dovrebbero legittimamente incassare? O, paradossalmente, la riforma del Catasto rischia di accrescere l’evasione fiscale costringendo i Comuni ad accantonare risorse crescenti?


Tab. 1 - Numero delle unità immobiliari per utilizzo e categoria catastale
Tab. 2 - Le rendite degli immobili
Tab. 3 - IMU stanziata, incassata ed evasa nel 2019-2020
Tab. 4 - La distribuzione per ciascun comune degli immobili ‘fantasma’
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