Obesità, svolta globale: nei Paesi ricchi i tassi si fermano, ma crescono nelle economie più povere

Uno studio pubblicato su Nature ribalta la narrativa dell’“epidemia globale”: nei Paesi industrializzati l’obesità rallenta o cala leggermente, mentre aumenta rapidamente nelle nazioni a basso e medio reddito

Obesità, nei Paesi ricchi i tassi si fermano, ma crescono nelle economie...

Dopo decenni di crescita continua, l’obesità sembra aver raggiunto un punto di svolta nei Paesi più sviluppati.

Secondo una vasta ricerca internazionale pubblicata sulla rivista scientifica Nature, negli ultimi 45 anni i tassi di obesità nelle economie avanzate hanno smesso di aumentare e, in alcuni casi, hanno iniziato persino a diminuire leggermente.

Tra i Paesi che mostrano segnali di stabilizzazione figurano Italia, Francia e Portogallo.

Lo studio che cambia il dibattito globale

La ricerca, coordinata dall’Imperial College di Londra, ha coinvolto circa 2mila studiosi provenienti da tutto il mondo e analizzato dati relativi a oltre 232 milioni di persone in 200 Paesi.

I risultati mettono in discussione l’idea di una crescita incontrollata e uniforme dell’obesità a livello globale.

Secondo gli autori, il fenomeno oggi appare molto più complesso e legato soprattutto alle differenze economiche, sociali e alimentari tra le diverse aree del pianeta.

Nei Paesi poveri l’obesità accelera

Se nei Paesi industrializzati il trend rallenta, nelle economie a basso e medio reddito la situazione continua invece a peggiorare.

L’obesità cresce rapidamente soprattutto in molte aree dell’Africa, del Medio Oriente, dell’America Latina e dell’Asia meridionale.

Gli esperti collegano questo aumento a urbanizzazione veloce, diffusione di cibi ultra-processati a basso costo, sedentarietà e difficoltà di accesso a diete sane e cure preventive.

In molti casi si verifica il cosiddetto “paradosso nutrizionale”: malnutrizione e obesità convivono nello stesso Paese e persino nelle stesse famiglie.

Italia tra i Paesi più virtuosi

L’Italia emerge tra le nazioni europee che mostrano maggiore stabilità nei livelli di obesità.

Secondo diversi studi internazionali, dieta mediterranea, maggiore attenzione alla qualità alimentare e sistemi sanitari preventivi hanno contribuito a contenere la crescita rispetto ad altri Paesi occidentali.

Tuttavia gli esperti avvertono che restano criticità importanti, soprattutto tra bambini e adolescenti, dove sovrappeso e sedentarietà continuano a rappresentare un problema sanitario rilevante.

Il peso economico dell’obesità

L’obesità non è solo una questione sanitaria ma anche economica.

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le malattie legate al sovrappeso — tra cui diabete, problemi cardiovascolari e ipertensione — generano costi sanitari e produttivi enormi per governi e sistemi sanitari.

Negli ultimi anni molti Paesi hanno introdotto tasse sulle bevande zuccherate, limiti alla pubblicità di junk food e campagne educative per contrastare il fenomeno.

“Il quadro è più ottimistico del previsto”

Per Majid Ezzati, coordinatore dello studio, il rallentamento rappresenta un segnale incoraggiante.

“Stiamo iniziando a vedere progressi concreti in diversi Paesi”, spiega il ricercatore. La vera sfida ora sarà capire quali strategie funzionano meglio e applicarle anche nelle aree più vulnerabili del pianeta.

La lotta globale all’obesità, dunque, non è finita. Ma il mondo potrebbe aver iniziato a cambiare direzione.

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