Ogni giorno misuriamo il tempo con naturalezza, ma la sua struttura non è affatto scontata: il fatto che un’ora sia composta da 60 minuti e ogni minuto da 60 secondi è il risultato di una decisione presa oltre 4.000 anni fa dalle civiltà della Mesopotamia, come ricostruisce un approfondimento della BBC.
Alla base di tutto c’è il sistema numerico sessagesimale sviluppato dai Sumeri e perfezionato dai Babilonesi, che utilizzava il numero 60 come unità fondamentale. Una scelta tutt’altro che casuale: il 60 è infatti estremamente “comodo” dal punto di vista matematico, perché divisibile per molti numeri (2, 3, 4, 5, 6 e altri), rendendo più semplici calcoli e frazioni in un’epoca priva degli strumenti matematici moderni.
Questa caratteristica rese il sistema particolarmente utile soprattutto in due ambiti chiave per le civiltà antiche: l’astronomia e la misurazione degli angoli. Osservare il cielo era fondamentale per orientarsi, prevedere le stagioni e organizzare la vita agricola, e proprio da queste pratiche nacque la divisione del cerchio in 360 gradi, direttamente collegata alla logica del 60.
Da lì, la misurazione del tempo seguì lo stesso schema: la giornata venne suddivisa in 24 ore, mentre ore e minuti adottarono la struttura sessagesimale. In origine, però, queste unità non erano fisse come oggi: per secoli la durata delle ore variava in base alle stagioni e alla posizione geografica, prima che gli orologi meccanici imponessero una standardizzazione.
Nel corso della storia non sono mancati tentativi di cambiare questo sistema. Durante la Rivoluzione francese, ad esempio, si provò a introdurre un tempo “decimale”, con giornate divise in 10 ore da 100 minuti, ma il modello fallì rapidamente perché troppo distante dalle abitudini consolidate.
Oggi il sistema sessagesimale continua a sopravvivere non solo negli orologi, ma anche nella navigazione e nell’astronomia, dove la suddivisione degli angoli in 60 minuti e 60 secondi resta uno standard globale.
Come osserva la BBC, il nostro modo di misurare il tempo è quindi un vero e proprio “fossile culturale”: una traccia vivente dell’ingegno matematico di civiltà antichissime che continua ancora oggi a scandire la vita moderna, ogni volta che guardiamo l’orologio.







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