
La Federal Reserve mantiene i tassi di interesse nel range 3,50%-3,75%, in linea con le previsioni degli analisti.
Il Federal Open Market Committee (Fomc) ha votato la decisione con 10 voti favorevoli e 2 contrari, segnalando un consenso ampio ma non totale sulla linea della prudenza.
Dopo tre tagli, pausa strategica
La scelta arriva dopo tre riduzioni consecutive del costo del denaro, attuate per sostenere l’economia statunitense in una fase di rallentamento della crescita e di progressivo rientro delle pressioni inflazionistiche. La Fed sceglie ora una pausa tecnica, per valutare l’impatto cumulato delle mosse precedenti su consumi, occupazione e credito.
Inflazione in calo, ma l’economia resta sotto osservazione
Secondo la banca centrale, l’inflazione continua a muoversi verso l’obiettivo di medio termine, ma permangono rischi legati alla domanda interna, al mercato del lavoro e alle tensioni geopolitiche globali. Il messaggio è chiaro: nessuna fretta di tornare a tagliare, ma nemmeno un cambio di rotta restrittivo.
Powell sotto indagine: il caso che imbarazza la Fed
A complicare il quadro c’è l’indagine in corso sul presidente Jerome Powell, relativa ai costi e alle modalità dei lavori di ristrutturazione della storica sede della Federal Reserve a Washington. Un dossier politicamente sensibile, che alimenta il dibattito sull’indipendenza e la trasparenza dell’istituzione monetaria più potente del mondo.
Mercati in attesa del prossimo segnale
Gli investitori guardano ora alle proiezioni macroeconomiche e alle prossime dichiarazioni della Fed per capire se il 2026 sarà l’anno di nuovi tagli o di una fase prolungata di tassi stabili. Molto dipenderà dall’evoluzione dell’inflazione core, dai dati sull’occupazione e dal contesto politico, sempre più incerto in vista delle prossime scadenze elettorali negli Stati Uniti.
La linea della Fed: prudenza e flessibilità
Il messaggio finale resta improntato alla cautela: la Fed ribadisce un approccio “data dependent”, pronta ad agire solo se i numeri lo giustificheranno. In un contesto globale fragile, la parola d’ordine resta una: prudenza.



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