Fondata nel 1472 a Siena, nel cuore della Toscana, Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) è considerata la più antica banca ancora in attività al mondo. Dopo essere stata travolta da gravi difficoltà finanziarie, nel 2017 ricevette un salvataggio pubblico da circa 8,2 miliardi di euro. La successiva ristrutturazione ha riportato l’istituto alla redditività e lo ha trasformato in uno dei protagonisti del consolidamento bancario italiano.
L’acquisizione di Mediobanca cambia gli equilibri
La svolta è arrivata con l’acquisizione di Mediobanca, storico istituto d’investimento milanese, che ha rafforzato il peso di MPS nel capitalismo italiano. Attraverso Mediobanca, il gruppo ha acquisito una partecipazione strategica in Generali, uno dei maggiori gruppi assicurativi europei. L’operazione ha accresciuto l’influenza di investitori come Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, già presenti nel capitale di importanti società finanziarie.
La controffensiva di Intesa Sanpaolo
A giugno 2026, Intesa Sanpaolo, la maggiore banca italiana per dimensioni, ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio su MPS. Il valore iniziale era di circa 30,6 miliardi di euro; a ottobre l’offerta è stata migliorata, portando il controvalore indicativo a circa 31,4 miliardi.
L’operazione punta a creare un gruppo bancario di dimensioni europee, ma prevede anche la cessione di una parte consistente della rete di filiali MPS a una società legata a Unipol, con un successivo progetto di integrazione con BPER Banca.
Il piano alternativo e il nodo del 29 ottobre
L’amministratore delegato di MPS, Luigi Lovaglio, ha tentato di difendere l’indipendenza della banca proponendo due operazioni: l’acquisizione di Banco BPM e quella di Banca Generali, per un valore complessivo indicativo di circa 34 miliardi di euro. Il progetto, tuttavia, ha incontrato resistenze tra gli azionisti e dubbi sui rischi finanziari e industriali.
Intesa Sanpaolo ha posto una condizione netta: se l’assemblea MPS del 29 ottobre approverà le operazioni alternative previste all’ordine del giorno, la sua offerta diventerà inefficace. Per questo il voto degli azionisti è diventato un passaggio cruciale.
La strategia di Meloni sotto pressione
La vicenda ha anche una dimensione politica. Il governo di Giorgia Meloni ha progressivamente ridotto la partecipazione pubblica in MPS, favorendo l’ingresso di investitori privati. Il rafforzamento di un polo bancario nazionale alternativo ai maggiori gruppi era coerente con l’obiettivo di mantenere in Italia centri decisionali strategici.
Ma l’offerta di Intesa rischia di ridisegnare nuovamente gli equilibri: la partita non riguarda soltanto Siena, bensì il controllo delle reti bancarie e l’influenza sulle grandi società finanziarie e assicurative del Paese.
Una decisione che va oltre Siena
La scelta del 29 ottobre potrebbe segnare una nuova fase di consolidamento del sistema bancario italiano. Per gli azionisti di MPS il confronto è tra il valore immediato dell’offerta e i rischi di una strategia alternativa più ambiziosa. Per il governo, è anche una prova della capacità di influenzare gli equilibri finanziari nazionali senza un controllo diretto della banca.
Dopo oltre 550 anni di storia, MPS potrebbe conservare il proprio nome, ma perdere la propria autonomia. La decisione, tuttavia, non è ancora presa: il voto degli azionisti e le condizioni dell’offerta restano determinanti.







.jpg?box=317x238c)
.jpg?box=317x238c)

