3 milioni di paraguaiani (su una popolazione di 7 mln) con i conti correnti bloccati

In Paraguay, il crac di Ueno Bank travolge il presidente: Santiago Peña si dimette. Quasi 3 milioni di correntisti senza accesso ai propri soldi e circa 850 milioni di dollari di fondi pubblici coinvolti. Lo scandalo bancario scuote il Paese, apre un’inchiesta sui rapporti tra politica e finanza e provoca una grave crisi istituzionale

3 milioni di paraguaiani con i conti correnti bloccati

Il Paraguay precipita in una grave crisi finanziaria e politica dopo l’intervento della Banca centrale su Ueno Bank, uno dei principali istituti digitali del Paese. La procedura di risoluzione, avviata dopo il crollo degli indici di solvibilità sotto i limiti di legge, ha lasciato circa 2,9 milioni di clienti temporaneamente impossibilitati ad accedere ai propri depositi. App, carte e operazioni bancarie sono finite in tilt, scatenando proteste e forti tensioni sociali.

Nel mirino 850 milioni di dollari di fondi pubblici

A rendere il caso esplosivo è soprattutto il ruolo dell’istituto nella gestione delle risorse pubbliche: Ueno amministrava infatti circa 800-850 milioni di dollari appartenenti a enti statali e fondi previdenziali, compresi quelli destinati a pensioni e assistenza sanitaria. Una concentrazione di denaro pubblico che ha sollevato interrogativi sulla gestione dei depositi e sui controlli esercitati dalle autorità.

I legami con Peña e le accuse di conflitto d’interessi

Il presidente Santiago Peña è finito sotto pressione anche per i suoi precedenti rapporti societari con il gruppo Vázquez, che controlla Ueno. Peña ha dichiarato di aver ceduto le proprie partecipazioni nel marzo 2025 e ha respinto le accuse di irregolarità. L’opposizione ha tuttavia contestato possibili conflitti d’interesse, la gestione dei fondi previdenziali e presunte responsabilità istituzionali nella vicenda.

Dimissioni e impeachment: terremoto politico

Il 5 novembre Peña ha annunciato le dimissioni in un videomessaggio, sostenendo di voler tutelare la stabilità del Paese e le istituzioni democratiche. Poco dopo, la Camera dei deputati ha votato 78 a 0 a favore dell’impeachment. Il vicepresidente Pedro Alliana è indicato come suo successore.

La crisi aveva già travolto i vertici della vigilanza bancaria: il presidente della Banca centrale, Carlos Carvallo, si era dimesso su richiesta dello stesso Peña. Otto dirigenti di Ueno sono stati arrestati e la magistratura ha avviato accertamenti sulle responsabilità nella gestione dell’istituto.

Il nodo dei risparmiatori e la fiducia nel sistema

Le autorità hanno avviato le procedure per tutelare i depositanti e trasferire le posizioni bancarie. Secondo le prime indicazioni, il fondo di garanzia dovrebbe consentire il rimborso dei depositi ammissibili per la grande maggioranza dei clienti. La Banca centrale ha inoltre sostenuto che il caso riguarda un singolo istituto e non rappresenta, di per sé, una crisi dell’intero sistema bancario.

Resta però una questione enorme: come è stato possibile che una banca cresciuta così rapidamente, con una quota tanto rilevante di risorse pubbliche, arrivasse a una situazione patrimoniale tanto compromessa? Una domanda che ora riguarda non soltanto i risparmiatori, ma l’intera credibilità delle istituzioni paraguayane.

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