
Il potere d’acquisto dei lavoratori nelle economie avanzate sta tornando sotto pressione. Secondo un’analisi del Financial Times, l’accelerazione dell’inflazione è trainata soprattutto dalla nuova fase di tensione energetica globale, con il nodo strategico dello Stretto di Hormuz sempre più centrale nelle dinamiche dei mercati.
Negli Stati Uniti, ad aprile, l’inflazione ha raggiunto il 3,8%, mentre i salari medi si sono fermati al 3,6%. Un sorpasso che segna un cambio di fase: è la prima volta dal 2024 che i prezzi crescono più rapidamente delle retribuzioni.
Un fenomeno che non riguarda solo gli Stati Uniti
La dinamica si sta replicando anche in Europa e nel Regno Unito, dove l’aumento dei salari non riesce a compensare il rincaro del costo della vita.
Energia, trasporti e beni alimentari restano i principali fattori di pressione inflazionistica, in un contesto reso più instabile dalle tensioni geopolitiche e dalla fragilità delle catene di approvvigionamento globali.
Hormuz, il punto critico dell’energia mondiale
Al centro dello shock inflazionistico c’è lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più sensibili per il commercio globale di petrolio e gas. Qualsiasi rischio di blocco o rallentamento delle rotte energetiche si traduce immediatamente in aumento dei prezzi dell’energia.
Un effetto a catena che incide su produzione industriale, trasporti e consumi, amplificando la volatilità economica internazionale.
Consumi in calo e rischio frenata economica
La perdita di potere d’acquisto potrebbe ora tradursi in un rallentamento della domanda interna. Quando le famiglie riducono la spesa, il ciclo economico perde slancio, con effetti su crescita, investimenti e occupazione.
Diversi economisti parlano di un rischio crescente di “crescita debole con inflazione persistente”, una combinazione che complica le scelte delle politiche monetarie.
Il nodo salari: tutela dei redditi o nuova inflazione?
Il punto più delicato riguarda la dinamica salariale. Le richieste di aumenti per recuperare il potere d’acquisto sono destinate a crescere, ma potrebbero alimentare ulteriori pressioni sui prezzi.
Si riapre così il rischio della spirale salari-prezzi, già osservata in precedenti fasi inflazionistiche e oggi tornata al centro del dibattito nelle principali economie avanzate.










