
Dalle Dolomiti al Gran Sasso, le emergenze in montagna sono sempre più frequenti. Nel 2025 il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), la struttura italiana specializzata negli interventi in ambiente montano e impervio, ha effettuato 13.037 missioni, l’8% in più rispetto all’anno precedente: il massimo storico. I soccorritori hanno assistito 9.624 feriti, mentre le vittime sono state 528 e le persone recuperate illese 4.231.
Il dato più significativo è forse quello sulle cause: cadute e scivolate rappresentano il 45% degli interventi, i malori il 14,1% e l’“incapacità durante l’attività” l’8,1%. L’escursionismo, da solo, pesa per il 43,6% delle missioni.
Non è solo una questione di “imprudenza”
Un escursionista bloccato dal buio, un alpinista incapace di proseguire o una persona sorpresa da un temporale possono essere illesi ma comunque in grave pericolo.
Per questo il principio fondamentale non cambia: se esiste un rischio concreto, bisogna chiedere aiuto. Il fatto che il soccorso riesca a trovare una persona senza ferite non significa che l’intervento fosse inutile.
Il problema nasce quando l’emergenza è conseguenza di comportamenti gravemente irresponsabili oppure quando viene richiesto un intervento senza una reale necessità.
La novità italiana dal 1° gennaio 2026
La legge di Bilancio 2026 ha introdotto una disciplina specifica: per gli interventi della Guardia di Finanza, il costo può essere richiesto a chi ha provocato l’evento per dolo o colpa grave oppure ha effettuato una richiesta immotivata o ingiustificata. La stessa disciplina è stata estesa, con modalità proprie, a Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Guardia Costiera.
La norma, però, non significa che ogni chiamata di emergenza diventi a pagamento. Una persona che chiede soccorso in buona fede perché ritiene ragionevolmente di essere in pericolo non viene automaticamente considerata responsabile dei costi.
Quanto può costare un elicottero?
Il primo tassello operativo è arrivato il 3 agosto 2026, quando è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 24 luglio che stabilisce i corrispettivi per gli interventi di ricerca, soccorso e salvataggio della Guardia di Finanza. Il decreto è entrato in vigore il giorno successivo alla pubblicazione.
Il tariffario considera personale, mezzi, carburante e attrezzature. Per gli interventi di durata inferiore a un’ora può essere applicata comunque la tariffazione minima prevista. Tra i mezzi più costosi ci sono gli elicotteri: per un bimotore il costo può superare i 4.000 euro per ora, mentre un aereo turboelica può arrivare a circa 5.000 euro, secondo le tabelle tariffarie richiamate dal decreto.
Non significa, naturalmente, che un escursionista infortunato riceva automaticamente una fattura da 4.000 euro: l’addebito è legato alle condizioni previste dalla legge, non al semplice utilizzo dell’elicottero.
Che cosa significa “colpa grave”?
È il punto più delicato. La legge non stabilisce che arrivare impreparati, perdersi o essere stanchi equivalga automaticamente a colpa grave.
La valutazione deve riguardare la condotta concreta: possono assumere rilievo, per esempio, il mancato rispetto di divieti o ordinanze, una scelta manifestamente incompatibile con le proprie capacità, l’assenza di dotazioni indispensabili o l’ingresso consapevole in situazioni di rischio particolarmente evidente.
Un errore non è automaticamente colpa grave.
Ed è una distinzione fondamentale, perché la montagna resta un ambiente nel quale condizioni meteorologiche, terreno e situazione fisica possono cambiare rapidamente.
La stessa logica vale in mare
La legge di Bilancio estende la disciplina anche alla Guardia Costiera italiana. In questo caso il testo parla esplicitamente di richieste immotivate o ingiustificate e di condotte gravemente imprudenti, negligenti, contrarie alle norme di sicurezza della navigazione o determinate da imperizia.
Anche qui, però, l'obiettivo non è scoraggiare le richieste di soccorso: prima viene la sicurezza delle persone, poi — se necessario — arriva la valutazione delle responsabilità.
Un sistema ancora frammentato
La novità nazionale si aggiunge a sistemi regionali già esistenti. In Italia, infatti, non esiste un unico modello tariffario per tutti gli interventi di soccorso alpino ed elisoccorso sanitario: alcune Regioni prevedono ticket o compartecipazioni in determinate circostanze, con criteri e massimali differenti.
Nel frattempo, il sistema continua a essere sottoposto a una pressione crescente. In Lombardia, per esempio, l’elisoccorso celebra nel 2026 i suoi 40 anni e oggi effettua circa 6.000 missioni l’anno.
Il messaggio più importante
La nuova regola può essere riassunta in una frase: il soccorso non è un taxi, ma non è nemmeno un servizio da temere quando si è realmente in pericolo.
Preparare l’escursione, controllare il meteo, scegliere un percorso compatibile con le proprie capacità e avere l’attrezzatura necessaria sono comportamenti essenziali.
Ma quando qualcosa va storto, chiamare il 112 può salvare una vita. Anche se, alla fine, il soccorritore trova la persona illesa.
Il vero obiettivo della nuova disciplina non dovrebbe quindi essere quello di far paura a chi frequenta la montagna, ma di responsabilizzare chi affronta montagna e mare come se fossero ambienti privi di rischio.











