
“Le banche centrali non possono rimanere in disparte”. È il messaggio di Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, intervenuto il 21 settembre a Kyiv, capitale dell’Ucraina, alla decima conferenza di ricerca della National Bank of Ukraine e della Narodowy Bank Polski.
Secondo Panetta, la diffusione dell’AI generativa è eccezionalmente rapida e sta modificando il funzionamento dell’economia. Per le banche centrali questo significa dover aggiornare modelli economici, strumenti di vigilanza e infrastrutture di pagamento costruiti in un contesto tecnologico molto diverso.
La produttività è la grande promessa
Per Panetta, il principale effetto di lungo periodo potrebbe arrivare dalla produttività. Una ricerca della Banca d’Italia citata dal governatore indica che una diffusione ampia dell’AI potrebbe aumentare in Italia la crescita della produttività del lavoro di oltre un punto percentuale all’anno.
Non si tratta però di una previsione certa: tempi, dimensioni e modalità con cui l’AI produrrà effetti sull’economia rimangono altamente incerti.
Europa: il divario con gli Stati Uniti non è irreversibile
Panetta sostiene che il ritardo europeo nell’AI non sia necessariamente permanente. I Paesi capaci di integrare rapidamente queste tecnologie potrebbero aumentare la produttività, conquistare quote di mercato internazionale e attirare investimenti e capitale.
Il problema è soprattutto la velocità di adozione. Secondo il FMI, l’Europa resta indietro rispetto agli Stati Uniti e alla Cina nell’utilizzo dell’AI per trasformare concretamente i processi aziendali. Per ottenere veri guadagni di produttività non basta introdurre nuovi strumenti: occorre ripensare prodotti, organizzazione e processi di lavoro.
L’AI può anche aumentare l’inflazione
Qui emerge il paradosso. Nel lungo periodo, una maggiore produttività potrebbe aumentare l’offerta e contribuire a ridurre le pressioni inflazionistiche.
Nel breve periodo, invece, il boom degli investimenti nell’AI può produrre l’effetto opposto: più domanda di semiconduttori, data center, energia, infrastrutture e lavoratori altamente specializzati. Se l’offerta non cresce abbastanza rapidamente, possono emergere nuovi colli di bottiglia e pressioni sui prezzi.
L’AI si diffonde rapidamente, ma non tutti la usano allo stesso modo
I dati BCE mostrano quanto sia veloce il cambiamento. Nell’area euro, la quota di lavoratori che dichiarano di utilizzare l’AI sul lavoro è passata dal 26% nel 2024 al 41% nel 2025, fino al 52% nel 2026.
Ma adottare l’AI non significa automaticamente ottenere grandi guadagni di produttività. Secondo la BCE, soltanto una quota relativamente ridotta delle imprese la utilizza in modo intensivo e integrato nei processi aziendali. La trasformazione organizzativa è infatti decisiva per trasformare la tecnologia in maggiore produzione.
Una nuova sfida per le banche centrali
È proprio questa incertezza a rendere l’AI una nuova sfida per la politica monetaria. Una crescita della produttività più rapida modifica la capacità produttiva dell’economia, ma contemporaneamente gli investimenti nell’AI possono alimentare domanda, salari specializzati, consumi di energia e prezzi.
Il FMI stima che l’AI potrebbe aumentare nel lungo periodo la crescita potenziale mondiale di circa 0,1-0,8 punti percentuali l’anno, ma sottolinea che l’impatto dipenderà dalla velocità di adozione e dalla capacità delle economie di trasformare la tecnologia in cambiamenti concreti.
La partita è appena iniziata
L’AI non è quindi più soltanto una questione tecnologica. È diventata una variabile della crescita economica, dell’occupazione, degli investimenti, dell’inflazione e della politica monetaria.
La sfida per l’Europa, e in particolare per Paesi come l’Italia alle prese con una produttività storicamente debole, sarà trasformare l’adozione dell’intelligenza artificiale in maggiore capacità produttiva.
Per le banche centrali, invece, la domanda è ancora più complessa: quanto velocemente l’AI sta cambiando l’economia e quando questi cambiamenti diventeranno visibili nei dati?







