
Nel 2025 sono stati effettuati oltre 300 lanci spaziali, che hanno portato in orbita più di 4.000 nuovi carichi utili. A trainare la crescita sono soprattutto le grandi costellazioni satellitari e i lanci condivisi, che permettono di mettere in orbita molti satelliti contemporaneamente.
Secondo le statistiche ESA aggiornate a luglio 2026, gli oggetti regolarmente tracciati nello spazio sono ormai circa 46.950, mentre la massa complessiva degli oggetti in orbita supera le 17.000 tonnellate.
Il problema non sono soltanto i satelliti attivi
La vera minaccia è rappresentata dalla crescente quantità di detriti spaziali: satelliti fuori uso, stadi di razzi, frammenti prodotti da esplosioni e collisioni.
L’ESA avverte che molte orbite sono sempre più congestionate e che non abbastanza satelliti vengono rimossi alla fine della loro vita operativa.
L’indice di sostenibilità peggiora drasticamente
Il dato più sorprendente riguarda lo Space Environment Health Index, l’indicatore creato dall’ESA per misurare la pressione esercitata dalle attività umane sull’ambiente orbitale.
In appena un anno il valore è passato da circa 4 a 50 volte il livello considerato compatibile con una sostenibilità di lungo periodo. L’ESA definisce questo salto un peggioramento di un intero ordine di grandezza.
La sindrome di Kessler
Il rischio più serio è la cosiddetta sindrome di Kessler: una collisione produce frammenti, i frammenti provocano nuove collisioni e il processo può diventare progressivamente autoalimentato.
Secondo l’ESA, anche se domani non venisse lanciato nessun nuovo satellite, la popolazione di detriti continuerebbe a crescere per effetto delle collisioni tra gli oggetti già presenti in orbita. Per questo, oltre a prevenire nuovi detriti, sarà necessario intervenire sulla loro rimozione attiva.
Anche il rischio sulla Terra è monitorato
L’ESA ha introdotto nel rapporto 2026 anche un nuovo indicatore dedicato al rischio per le persone a terra provocato dai rientri incontrollati.
La probabilità individuale di essere colpiti rimane molto bassa, ma l’aumento del numero di lanci, satelliti e rientri sta facendo crescere il rischio complessivo. Tra le possibili soluzioni figurano rientri controllati e tecnologie progettate per favorire la completa disintegrazione dei satelliti in atmosfera.
La nuova frontiera è la gestione del traffico spaziale
La crescita delle costellazioni rende sempre più importante un vero sistema internazionale di gestione del traffico orbitale, con maggiore condivisione dei dati, coordinamento delle manovre e regole comuni per lo smaltimento dei satelliti a fine vita.
La questione è ormai anche strategica: mentre l’orbita terrestre diventa più affollata, l’Europa sta discutendo come rafforzare la propria autonomia nello spazio e prepararsi alla fase successiva alla Stazione Spaziale Internazionale.
Lo spazio non è infinito. E la nuova sfida non è soltanto raggiungerlo, ma riuscire a mantenerlo utilizzabile.







