
La minaccia informatica alla catena del freddo europea compie un salto di gravità. In Francia, nella notte tra il 1° e il 2 novembre, un attacco ha coinvolto i sistemi di refrigerazione utilizzati in tre strutture dell’Établissement français du sang (EFS), l’organismo pubblico che gestisce la raccolta e la distribuzione del sangue.
Gli hacker hanno modificato da remoto i parametri di temperatura e scongelamento delle celle che conservavano plasma e campioni biologici. Secondo le ricostruzioni della stampa francese, le impostazioni sarebbero state alterate da circa -30 fino a 110 gradi: un valore programmato, non una temperatura effettivamente raggiunta dagli impianti.
Nessun danno alle scorte, ma il rischio era concreto
L’attacco ha interessato un fornitore esterno di apparecchiature frigorifere, identificato dalla stampa nella società Coolworld, e non direttamente i sistemi informatici dell'EFS.
I sistemi di allarme hanno individuato tempestivamente le anomalie e il personale è intervenuto mettendo in sicurezza o trasferendo i prodotti conservati. Le autorità francesi hanno assicurato che non sono state registrate perdite di sangue o plasma, conseguenze sanitarie né interruzioni delle attività di raccolta e distribuzione.
L’episodio è comunque particolarmente grave: il plasma è una risorsa essenziale per le trasfusioni e per la produzione di medicinali.
L’Italia alza il livello di allerta
Dopo l’incidente francese, il Centro nazionale sangue italiano ha richiamato le strutture trasfusionali alla massima vigilanza, chiedendo controlli accurati delle temperature e il rafforzamento delle misure di sicurezza.
Anche l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), l’organismo italiano incaricato di coordinare la protezione digitale del Paese, ha sollecitato interventi urgenti per tutti i soggetti pubblici e privati che utilizzano sistemi di refrigerazione connessi, telecontrollo e supervisione industriale.
L’avvertimento non riguarda soltanto ospedali e centri trasfusionali: coinvolge anche impianti alimentari, reti idriche, sistemi energetici, climatizzazione e videosorveglianza.
Hacker filorussi rivendicano gli attacchi ai supermercati
Intanto, due gruppi di hacker filorussi, NoName057(16) e Z-Pentest, hanno rivendicato in un video gli attacchi ai sistemi frigoriferi di supermercati in diversi Paesi europei, Italia compresa.
Nel messaggio sostengono di aver sfruttato le funzionalità integrate nelle apparecchiature, senza ricorrere a malware, e minacciano di estendere le operazioni ad acquedotti, centrali elettriche, impianti industriali e siti di stoccaggio alimentare.
La rivendicazione, tuttavia, non costituisce una prova della responsabilità dei due gruppi: non esiste ancora un’attribuzione ufficiale e indipendente. Inoltre, non è stato dimostrato che l’attacco alle strutture del sangue francesi sia collegato alla stessa campagna contro i supermercati.
Il vero punto debole: impianti industriali connessi e poco protetti
Il problema va oltre la sofisticazione degli attacchi. Molti impianti industriali sono collegati a Internet per consentire manutenzione e controllo a distanza, ma possono essere esposti a password deboli, credenziali predefinite, software non aggiornati e accessi remoti non adeguatamente protetti.
Secondo gli esperti di sicurezza informatica, proprio queste vulnerabilità possono consentire agli aggressori di modificare parametri essenziali senza dover necessariamente installare programmi malevoli.
La conseguenza è una nuova frontiera della guerra cibernetica: non soltanto rubare informazioni o bloccare computer, ma manipolare infrastrutture fisiche, interrompere servizi e mettere a rischio beni essenziali.
Il messaggio per l’Europa è chiaro: la sicurezza informatica non riguarda più soltanto dati e reti digitali. Può incidere direttamente sulla salute pubblica, sull’approvvigionamento alimentare e sul funzionamento delle infrastrutture strategiche.




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