Odissea Alitalia, resta a maggioranza pubblica

Per la newco maggioranza assoluta Mef-Fs. Il Mise conferma la chiusura del dossier entro il 15 luglio

Odissea Alitalia, resta a maggioranza pubblica

Alitalia resterà molto probabilmente a maggioranza assoluta pubblica guidata da Ferrovie dello Stato e Ministero dell’Economia. La chiusura del dossier dovrebbe avvenire entro il 15 luglio. Settimana, dunque, decisiva per l’ex compagnia di bandiera: in questi giorni gli advisor di Fs, la capocordata per la newco, stanno incontrando gli altri potenziali partner.

Intanto Alitalia, che ha più di 11 mila dipendenti, perde più di un milione di euro al giorno. Senza una ricapitalizzazione, a fine settembre la ex compagnia di bandiera avrà una disponibilità di cassa di 150 milioni. Non abbastanza per avere il permesso dall’Ente per l’aviazione civile a continuare a volare. Il vettore resta troppo piccolo per competere con le grandi compagnie e troppo grande per battere le low cost.

Vediamo i numeri. Il ministero del Tesoro può investire al massimo 145 mln. Ferrovie non è comunque disponibile ad mettere sul piatto più del 35% delle quote. Il resto dovrà venire dai privati. La statunitense Delta è disposta a mettere fra il 10 e il 15% delle quote.

A questo punto Di Maio ha tre possibilità. L’azionista di maggioranza della compagnia colombiana Avianca, Germán Efromovich. Sono interessati anche Carlo e Riccardo Toto, ma non godono di grande credibilità. C’è poi il presidente della Lazio Claudio Lotito, il quale però non avrebbe le garanzie necessarie a un investimento significativo. Resta la famiglia Benetton e Atlantia. Il problema in questo caso sono i pessimi rapporti con il governo.

Quindi?

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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