Pensioni, il futuro si assottiglia in Italia: nel 2060 assegni al 65% dell’ultimo stipendio

Il tasso di sostituzione crolla rispetto alle generazioni passate. Censis e Confcooperative: giovani penalizzati da salari bassi, carriere discontinue e crisi demografica

Pensioni, nel 2060 assegni al 65% dell’ultimo stipendio

Il sistema pensionistico italiano si avvia verso una trasformazione profonda: chi entrerà oggi nel mercato del lavoro rischia di ricevere una pensione molto più bassa rispetto alla propria ultima retribuzione. Secondo un Focus di Confcooperative e Censis, il tasso di sostituzione – cioè il rapporto tra pensione e ultimo stipendio – per chi andrà in pensione nel 2060 potrebbe scendere al 64,8%, contro l’81,5% di chi ha iniziato a lavorare nel 1982.

Un confronto tra generazioni

Il dato evidenzia una frattura generazionale. Una persona entrata nel mondo del lavoro negli anni Ottanta, con 38 anni di contributi e pensionamento a 67 anni, ha potuto contare su un assegno pari a oltre quattro quinti dell’ultima busta paga. Per chi ha iniziato nel 2022, con le stesse condizioni contributive, il taglio previsto è di 17 punti percentuali, un ridimensionamento strutturale del reddito pensionistico.

Italia: record di spesa, ma stipendi tra i più bassi

Il paradosso italiano è evidente: prima in Europa per spesa previdenziale, ma tra gli ultimi per livelli salariali. Questo squilibrio rende il sistema più fragile e penalizza soprattutto le generazioni più giovani, che entrano nel mercato del lavoro con salari più bassi, carriere discontinue e contratti precari, fattori che incidono direttamente sul montante contributivo.

Demografia e lavoro: la doppia minaccia

Confcooperative segnala anche un altro fattore critico: 7,7 milioni di lavoratori in meno entro il 2050, a causa del calo demografico e dell’invecchiamento della popolazione. Meno lavoratori significa meno contributi versati e una pressione crescente sui conti pubblici, con il rischio di ulteriori interventi correttivi sulle pensioni future.

Una “ipoteca sul futuro”

“Una vera ipoteca sul futuro”, avverte il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini. Il mix di salari bassi, povertà lavorativa in crescita e declino demografico potrebbe tradursi in un sistema pensionistico sempre più sbilanciato, con assegni meno generosi e maggiore necessità di previdenza complementare.

Il nodo politico ed economico

Il dibattito sulle pensioni torna centrale anche a livello europeo, dove si discute di sostenibilità dei sistemi previdenziali in un contesto di transizione demografica e tecnologica. Per l’Italia, la sfida è doppia: aumentare la produttività e i salari e rafforzare i meccanismi di previdenza integrativa, per evitare una generazione di pensionati più poveri.

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