Renault: quale futuro per l'alleanza con Nissan e Mitsubishi?

Renault: dopo l'addio di Ghosn, rinnovati i vertici

Nuovo capitolo nella saga Renault-Nissan-Mitsubishi. Il consiglio di amministrazione del Gruppo francese ha cooptato Jean-Dominique Senard, 65 anni, come nuovo direttore e lo ha eletto presidente. Amministratore delegato è Thierry Bolloré, 55 anni. È quanto si legge in una nota del produttore di auto transalpino, nella quale si precisa che il cda ha deciso di fornire a Renault una nuova struttura di governance e una divisione delle funzioni di presidente del cda e ad.

Poche ore prima della riunione era stata resa pubblica la notizia delle dimissioni di Carlos Ghosn dall'incarico di presidente Renault. L'ex tycoon 64enne è in stato di fermo a Tokyo dal giorno del suo arresto, il 19 novembre, accusato di aver mistificato le dichiarazioni finanziarie circa la propria remunerazione insieme col suo braccio destro. Tra le imputazioni, anche quella di aver sottostimato di milioni di dollari il proprio compenso e trasferito a società del Gruppo perdite derivanti da investimenti personali. Tutte accuse respinte dal diretto interessato.

Nissan accoglie con favore le nuove nomine alla guida del partner Renault e punta ad accelerare la cooperazione tra le due aziende, augurandosi di avviare i negoziati con i nuovi vertici della casa francese prima possibile. Lo ha detto il presidente di Nissan, Hiroto Saikawa, nel corso di una conferenza stampa a Tokyo.

Il futuro dell’alleanza è comunque a rischio. Renault detiene il 43% di Nissan, che a sua volta controlla il 15% di Renault (ma senza diritti di voto in Cda). Se agli inizi la casa francese ha “salvato” quella giapponese in crisi, ora la situazione si è ribaltata e Nissan è diventata più redditizia di Renault. A tal punto che il progetto di fusione spinto da Ghosn ha subito più di qualche resistenza in Giappone. Nissan ritiene di aver già ricompensato il produttore transalpino per averla aiutata agli inizi del nuovo millennio, mentre Renault non vuole perdere la gallina dalle uova d’oro, ovvero Nissan.

In realtà, una rottura sarebbe dolorosa per entrambi. Ridurre le dimensioni aziendali significa non poter contare su economie di scala che, invece, sono determinanti soprattutto in questa fase di transizione all’elettrico e alla guida autonoma. E, pertanto, non poter competere con il n. 2 e 3 al mondo, ovvero Volkswagen e Toyota. Infatti, il n.1 con 10,6 milioni di veicoli venduti nel 2017 è proprio il colosso guidato da Ghosn fino a poche settimane fa.

La disputa è così passata da un livello aziendale a uno politico. Fino alla discesa in campo nelle scorse settimane dei due premier: Shinzo Abe e Emmanuel Macron. Il primo vuole che Nissan torni a essere più giapponese (anche se nelle dichiarazioni ufficiali si mostra a favore dell'alleanza), il secondo prova a non perdere un treno che rischia di non ripassare a breve.

Con le nuove nomine in Renault la “battaglia” è appena ricominciata.

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