
La Russia accoglie con entusiasmo le nuove dichiarazioni di Donald Trump sulla possibile conquista della Groenlandia, dipingendole come la prova definitiva di una crisi irreversibile all’interno della NATO. Per i media di Stato e i commentatori russi, l’ex presidente americano non è una minaccia per Mosca, ma un alleato involontario nel logoramento dell’Occidente.
“L’improbabile distruttore dell’Alleanza atlantica”
Secondo la stampa russa, Trump è diventato “l’improbabile catalizzatore del disfacimento interno della NATO”. Non colui che rafforza l’unità occidentale, ma chi ne accelera il declino dall’interno. Una narrazione che attraversa quotidiani, talk show e commenti ufficiali, con toni spesso ironici e trionfalistici.
L’Europa derisa dai commentatori di Mosca
Il quotidiano moscovita Moskovsky Komsomolets non usa mezzi termini: “L’Europa è completamente persa. È un piacere assistere a tutto questo”. L’articolo ironizza anche sull’ipotesi di uno scontro interno alla NATO, ponendo una domanda retorica che suona come una provocazione:“Quali Paesi della NATO dovrebbero iniziare a combattere uno dei membri fondatori della NATO?”.
Trump come “medico pazzo a capo del manicomio”
Il tono si fa ancora più caustico nei titoli. Trump viene definito il “medico pazzo a capo del manicomio”, una figura fuori controllo che guida un’alleanza ormai priva di direzione strategica. Un’immagine che rimbalza sui media russi come simbolo della presunta confusione occidentale.
L’elogio della stampa governativa
Ancora più sorprendente è il tono del quotidiano governativo Rossiyskaya Gazeta, che arriva a elogiare apertamente la determinazione del tycoon. Secondo il giornale, se Trump riuscisse ad annettere la Groenlandia prima del 4 luglio 2026, data del 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza americana, entrerebbe di diritto nella storia come l’uomo che ha “ristabilito la grandezza degli Stati Uniti”.
Groenlandia, il nodo che spacca l’Occidente
Nel racconto russo, l’Europa non avrebbe alcun interesse nella “grandezza americana” evocata da Trump e sarebbe pronta a difendere la Groenlandia anche a costo di mettere a rischio la NATO stessa. Una lettura che rafforza la narrativa di un’alleanza divisa e vulnerabile.
Il Nobel per la Pace e la svolta muscolare
A rendere il quadro ancora più paradossale, c’è la motivazione personale addotta da Trump. In una lettera al primo ministro norvegese, il presidente avrebbe collegato la sua svolta aggressiva al mancato riconoscimento del Premio Nobel per la Pace, affermando di non sentirsi più vincolato a perseguire “esclusivamente la pace”.









