
I colloqui di pace tra Ucraina e Russia a Ginevra si sono chiusi senza un’intesa concreta. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che non c’è alcun accordo su due questioni chiave: il controllo dei territori occupati e la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente sotto controllo russo.
Le trattative, durate oltre otto ore in due giorni, sono state definite da entrambe le parti “difficili”, ma anche “professionali” e “sostanziali”, segno che il confronto è entrato nel merito dei dossier più sensibili.
Zaporizhzhia e Donbass: il cuore del conflitto
Il futuro della centrale nucleare di Zaporizhzhia resta uno dei punti più critici, sia per la sicurezza energetica europea sia per i rischi geopolitici. Allo stesso tempo, Mosca rivendica ampie porzioni dell’Ucraina orientale, mentre Kiev esclude qualsiasi ritiro unilaterale dal Donbass, consapevole che un compromesso territoriale sarebbe politicamente esplosivo sul fronte interno.
Tregua sotto supervisione Usa? Mosca dice no
Secondo Kiev, le parti avrebbero raggiunto un’intesa preliminare su un possibile meccanismo di monitoraggio di un cessate il fuoco, con un ruolo centrale degli Stati Uniti. Ma la Russia ha ribadito che la tregua potrà essere solo una conseguenza di un accordo di pace, non una precondizione.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha accusato l’Occidente di voler “armare Kiev mentre si negozia”, respingendo l’idea di una pausa temporanea delle ostilità.
Europa coinvolta, ma senza ruolo formale
A margine dei colloqui, la delegazione ucraina ha incontrato consiglieri per la sicurezza di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, sottolineando la necessità di una partecipazione europea al processo di pace. Un segnale della crescente consapevolezza che qualsiasi accordo avrà un impatto diretto sull’architettura di sicurezza del continente.
Un negoziato lungo e geopoliticamente fragile
Il processo diplomatico appare complesso e frammentato: Washington media, l’Europa chiede un posto al tavolo, Mosca punta a consolidare le conquiste territoriali e Kiev cerca garanzie di sicurezza. In gioco non c’è solo la fine del conflitto, ma il futuro equilibrio strategico dell’Europa orientale e il ruolo delle grandi potenze nel nuovo ordine globale.






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