
La tregua commerciale tra Unione europea e Stati Uniti è di nuovo sotto pressione. L’accordo siglato a luglio in Scozia tra Ursula von der Leyen e Donald Trump aveva messo in pausa lo scontro sui dazi, garantendo una cornice giudicata sostenibile dalle imprese europee. Ma oggi quell’equilibrio appare sempre più instabile.
L’intesa che ha evitato lo scontro
L’accordo dello scorso luglio aveva congelato l’escalation tariffaria, scongiurando una nuova guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. Per mesi, le aziende europee hanno potuto continuare a esportare senza l’incubo di dazi punitivi, preservando catene del valore e investimenti in un momento già segnato da incertezza geopolitica.
Il nodo politico torna a pesare
Ora però il clima è cambiato. I contrasti politici e strategici tra Bruxelles e Washington stanno riaprendo crepe profonde, rimettendo in discussione la solidità dell’intesa. Il rischio è che le tensioni si traducano rapidamente in misure commerciali, con effetti immediati sui flussi di scambio.
Numeri che fanno tremare i mercati
In gioco c’è una cifra enorme: oltre 850 miliardi di euro di commercio bilaterale. Di questi, più di 500 miliardi riguardano le esportazioni europee verso gli Stati Uniti, il principale mercato extra-Ue per molte industrie del continente. Per l’Italia, la posta è altrettanto rilevante: oltre 60 miliardi di euro di export diretti ogni anno oltreoceano.
Imprese in allerta
Automotive, agroalimentare, moda, meccanica e chimica sono tra i settori più esposti. Un ritorno ai dazi colpirebbe margini, occupazione e investimenti, proprio mentre l’Europa prova a rafforzare la propria autonomia economica e industriale.
Una partita ancora aperta
La “pace commerciale” regge, ma è appesa a un filo. Bruxelles continua a puntare sul dialogo, mentre le imprese osservano con crescente preoccupazione. In uno scenario globale già frammentato, una nuova frattura transatlantica rischierebbe di avere effetti ben oltre il commercio.









