Fine dell’ordine globale, Carney lancia l’allarme: “Se non siamo al tavolo, siamo nel menù”

Il premier canadese chiama le potenze intermedie a reagire alla legge del più forte e indica una “via canadese” tra valori e pragmatismo

Fine dell’ordine globale, Carney lancia l’allarme: “Se non siamo al tavolo,
Mark Carney

“Non siamo in una transizione, ma in una rottura”. Con parole nette, il primo ministro canadese Mark Carney ha certificato dal palco del World Economic Forum la fine dell’ordine globale così come lo abbiamo conosciuto. Un sistema fondato su regole condivise e diritto internazionale che, secondo il premier, sta lasciando spazio a una nuova “realtà brutale”, dove la geopolitica non riconosce più limiti né vincoli.

Il messaggio alle potenze intermedie

Il cuore del discorso è un appello diretto alle cosiddette potenze medie: Paesi non egemoni ma decisivi negli equilibri globali. “Se non siamo al tavolo, siamo nel menù”, avverte Carney, invitando queste nazioni a unirsi per contrastare la logica della forza e difendere uno spazio di sovranità, cooperazione e regole comuni.

Lo scontro con Trump a Davos

Le parole del premier canadese arrivano poche ore dopo l’intervento di Donald Trump a Davos. Dal palco, l’ex presidente Usa ha attaccato direttamente Ottawa: “Il Canada vive grazie agli Stati Uniti. Ricordatelo, Mark”. Un affondo che segue mesi di tensioni, tra minacce di dazi, allusioni ad annessioni e provocazioni simboliche, come la mappa del Nord America con il Canada raffigurato come Stato americano.

Rapporti congelati con Washington

Fino a poco tempo fa Carney aveva mantenuto un profilo prudente nei confronti della Casa Bianca. Ma ora il cambio di tono è evidente. Secondo il New York Times, i negoziati tra Canada e Stati Uniti sarebbero attualmente congelati e, nonostante la presenza di entrambi a Davos, non era previsto alcun incontro ufficiale.

Una strategia che guarda oltre gli Usa

Il discorso di Carney assume un peso ancora maggiore alla luce delle recenti mosse di Ottawa: nuovi accordi commerciali con la Cina e l’annuncio di ingenti investimenti militari per rafforzare il confine meridionale. Una strategia che punta a ridurre la dipendenza da Washington e a ridefinire il ruolo internazionale del Canada.

L’eco nei media americani

Negli Stati Uniti le parole del premier canadese hanno avuto ampia risonanza. Fox News ha difeso Trump, sottolineando il suo “rimprovero” a Carney e rilanciando l’ipotesi di un coinvolgimento del Canada nel progetto del Golden Dome, il sistema di difesa missilistica nordamericano. Di segno opposto le reazioni dei media progressisti: per la Cnn il discorso rappresenta “una rotta per il futuro del Canada”, mentre si moltiplicano le analisi sul nuovo protagonismo di Ottawa.

Il giudizio degli analisti

Dal Washington Post, lo storico Matthew Specter parla di un intervento che “strappa il cerotto da un ordine liberale ormai logoro”, ma senza toni celebrativi. The Atlantic critica le reazioni di Trump, definite “minacce da mafioso”, mentre The New Republic sottolinea come il peso delle parole di Carney sia amplificato dal suo passato nel mondo della finanza globale.

Chi è Mark Carney

Economista formatosi tra Harvard e Oxford, Carney ha guidato la Bank of Canada e poi la Bank of England, primo non britannico a ricoprire quell’incarico. Considerato un centrista pragmatico, vicino al progressismo “blue grit”, ha vinto le ultime elezioni contro i pronostici. Oggi si ritaglia un ruolo centrale tra i leader critici verso le politiche trumpiane.

Un realismo fondato sui valori

Nonostante il profilo da tecnico, Carney ha scelto di puntare su una narrazione fortemente etica. “Realismo basato sui valori”, lo definisce lui stesso: sovranità, integrità territoriale, rispetto dei diritti umani e divieto dell’uso della forza al di fuori delle regole Onu. Un tentativo di rispondere alla crisi dell’ordine globale senza rinunciare ai principi.

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