
L’accordo UE–Mercosur, ancora non ratificato ma già approvato a maggioranza qualificata, segna una frattura storica nella politica commerciale europea. È il primo grande trattato passato senza unanimità nel Consiglio UE, con il no di Paesi chiave come Francia, Polonia, Austria, Ungheria e Irlanda. Un passaggio forzato che solleva interrogativi sulla legittimità democratica di scelte destinate ad avere effetti strutturali sull’economia europea.
Il ruolo decisivo dell’Italia e di Meloni
Determinante è stato il sì dell’Italia. Dopo un iniziale scetticismo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha garantito il voto favorevole ottenendo dalla Commissione maggiori garanzie e un anticipo di 45 miliardi di euro dei fondi PAC post-2027. Una scelta che ha spaccato la maggioranza di governo e isolato l’Italia rispetto a molte organizzazioni agricole, sindacali e ambientaliste.
Benefici promessi, costi concreti
La Commissione europea parla di 4 miliardi di euro di dazi risparmiati e di scambi fino a 111 miliardi. Ma secondo numerose analisi questi vantaggi restano teorici, mentre i rischi sono immediati: pressione sui prezzi agricoli europei, riduzione dei margini e perdita di competitività per le piccole e medie aziende, soprattutto nei settori più esposti come carne bovina, pollame, zucchero, riso ed etanolo.
Agricoltura sotto stress e occupazione a rischio
L’apertura al Mercosur potrebbe abbassare i prezzi alla produzione fino al 5% nelle filiere più sensibili, colpendo in modo sproporzionato le aziende familiari. Le stime parlano di 100–120 mila posti di lavoro a rischio in Europa, con l’Italia tra i Paesi più vulnerabili per chiusure aziendali e riduzione dell’occupazione rurale.
Standard più bassi e controlli indeboliti
Uno dei punti più contestati riguarda gli standard ambientali e sanitari. Nei Paesi del Mercosur sono ancora legali pesticidi ed erbicidi vietati da anni in Europa, mentre i controlli doganali UE restano estremamente limitati. Il trattato, inoltre, punta a “semplificare” ulteriormente le verifiche, aumentando i rischi per sicurezza alimentare e concorrenza sleale.
Ambiente e clima: il grande paradosso
Sul fronte ambientale, l’accordo entra in collisione con la narrativa verde europea. Deforestazione, espansione dell’agribusiness e indebolimento delle licenze ambientali in Brasile sono in netto contrasto con gli obiettivi climatici UE. Non a caso, per facilitare l’intesa, Bruxelles ha rinviato e ammorbidito norme chiave su deforestazione, sostenibilità e tracciabilità delle filiere.
La protesta della società civile
Organizzazioni ambientaliste, sindacati, associazioni indigene e movimenti agricoli europei e sudamericani denunciano un trattato che favorisce le grandi multinazionali a scapito di lavoratori, piccoli produttori e comunità locali. Le proteste dei trattori tornate in molte città europee dimostrano che il conflitto sociale è tutt’altro che risolto.
L’illusione geopolitica
I sostenitori dell’accordo lo presentano come una mossa strategica contro Cina e Stati Uniti. Ma i numeri raccontano altro: Pechino è già il primo partner commerciale del Mercosur e investe nella regione molto più dell’UE. Pensare che un accordo commerciale possa colmare questo divario geopolitico appare più una narrazione politica che una strategia realistica.
Un’Europa più debole, non più forte
Alla fine, l’accordo UE–Mercosur rischia di ridurre la sovranità europea su politiche agricole, ambientali e sociali, senza garantire un reale vantaggio strategico. E apre un precedente pericoloso: decisioni cruciali prese senza consenso ampio, in un momento in cui la distanza tra istituzioni europee e cittadini è già profonda.
Il post qui pubblicato è una sintesi di un articolo scritto da Monica Di Sisto, responsabile dell’Osservatorio italiano su clima e commercio Fairwatch, e pubblicato su Sbilanciamoci.info









