
Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha chiesto di “rallentare” il ritmo di sviluppo dell’IA di frontiera, non per fermare l’innovazione ma per consentire ai sistemi di sicurezza di tenere il passo con la crescita delle capacità dei modelli. Tra i rischi citati figurano cyberattacchi, perdita di controllo e capacità di auto-miglioramento dei sistemi.
Pechino: è una strategia di contenimento
La risposta cinese è arrivata rapidamente. Il Global Times, quotidiano sostenuto dallo Stato, ha definito l'approccio di Amodei una sorta di “copione della guerra fredda”, accusando Washington di voler preservare il proprio vantaggio tecnologico e limitare la crescita cinese. Anche il ministero degli Esteri di Pechino ha respinto quello che considera “allarmismo” e ha invocato cooperazione internazionale.
La vera battaglia sono i “colli di bottiglia”
Chip avanzati, macchinari per produrli, potenza di calcolo, data center, energia, cloud e talenti scientifici sono diventati asset strategici. Gli Stati Uniti cercano di proteggere il proprio vantaggio soprattutto attraverso controlli sulle esportazioni; la Cina punta invece sulla scala industriale, sulla ricerca e sulla diffusione dell’IA nell’economia.
La partita, quindi, non riguarda soltanto chi produce il modello più potente, ma chi controlla l’intero ecosistema necessario per svilupparlo e utilizzarlo.
DeepSeek e la rottura del vecchio equilibrio
L’ascesa di DeepSeek ha dimostrato che il divario tecnologico non è necessariamente permanente. Modelli più efficienti e tecniche di ottimizzazione possono ridurre il vantaggio derivante dall’enorme quantità di capitale e di potenza di calcolo disponibile negli Stati Uniti.
Washington accusa Pechino di “distillazione”
La tensione è ulteriormente aumentata l’8 settembre. NSA, FBI e CISA hanno accusato aziende cinesi di condurre campagne industriali di knowledge distillation, cioè di utilizzare sistematicamente gli output dei modelli americani più avanzati per trasferirne capacità nei propri sistemi. Secondo le agenzie USA, l'operazione avrebbe l'obiettivo di ridurre costi e tempi necessari per colmare il divario tecnologico.
Non è più soltanto una sfida tra Stati
La peculiarità della nuova competizione è che una parte decisiva del potere strategico non appartiene direttamente ai governi. Anthropic, OpenAI, Google, Microsoft, Nvidia, Alibaba, Huawei e gli altri grandi protagonisti dell’IA privata controllano modelli, chip, cloud, infrastrutture e piattaforme essenziali.
Le aziende tecnologiche sono quindi diventate, contemporaneamente, imprese commerciali, infrastrutture strategiche e attori geopolitici.
E l’Europa?
L’Unione europea ha scelto una strada diversa, attraverso l’AI Act, basato sulla classificazione dei sistemi in funzione del rischio e su obblighi crescenti di trasparenza, sicurezza e supervisione. Il modello europeo punta quindi più sulla regolamentazione preventiva che sulla pura accelerazione tecnologica.
La domanda decisiva, tuttavia, è più ampia: chi stabilirà le regole dell’IA globale?
La nuova corsa al potere
La proposta di rallentare l’IA può essere letta come una misura di sicurezza, ma anche come parte della competizione per mantenere un vantaggio strategico. È proprio questa ambiguità a rendere la partita USA-Cina così difficile.
Nella nuova guerra fredda tecnologica, controllare l’IA significa sempre più controllare chip, dati, infrastrutture, standard e capacità militari. E la posta in gioco non è soltanto chi avrà il modello più intelligente, ma chi riuscirà a definire le condizioni alle quali il resto del mondo potrà utilizzarlo.





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