Rapporti Italia-Egitto, finché c’è guerra c’è speranza… (per i produttori di armi)

Il governo italiano starebbe valutando se vendere all’Egitto le due fregate militari della nostra Marina. Infatti, oltre ai casi Regeni-Zaki, sono forti le divergenze strategiche con Il Cairo anche rispetto alla Libia

Rapporti Italia-Egitto, finché c’è guerra c’è speranza…

Due navi classe Fremm (Fregate europee multi-missione) realizzate da Fincantieri per la Marina Militare Italiana, da girare a Il Cairo. Una commessa da 1,2 miliardi di euro. Poi ci sono anche una ventina di elicotteri Leonardo AW149 che l’Egitto ha intenzione di impiegare a bordo delle due portaelicotteri classe Mistral acquistate dalla Francia (quelle non vendute più alla Russia per via delle sanzioni).

E si ‘parla’di altri contratti per un totale di almeno 9 miliardi di euro, tra fregate, pattugliatori, cacciabombardieri, aerei da addestramento, e altre forniture militari.

Dunque, fare o no affari con governi autoritari con riferimento ai casi Regeni e Patrick George Zaki (il ricercatore egiziano dell’Università di Bologna)? Oppure il problema va esteso a tutti i paesi importatori (non solo l’Egitto), il che vorrebbe dire bloccare il nostro export? O più prosaicamente ‘business is business’?

Il governo italiano starebbe valutando se vendere all’Egitto le due fregate militari della nostra Marina. Infatti, oltre ai casi Regeni-Zaki, sono forti le divergenze strategiche con Il Cairo anche rispetto alla Libia visto che il paese nordafricano è il principale sostenitore del generale Haftar, oppositore del governo di Tripoli sostenuto invece dall’Italia.

Sullo sfondo resta il problema dell’escalation militare. Abdel Fatah al-Sisi, Presidente dell’Egitto dal 2013, si è lanciato in un programma di riarmo rilevante. Si tratta di un mercato ghiotto per tutti, a cominciare dai più grandi produttori di armamenti (Stati Uniti, Russia, Francia).

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