In Europa si sta diffondendo un altro virus: la disinformazione

L’allarme di Copasir, AgCom e Ue: alla pandemia da Covid-19 rischia di accompagnarsi un altro rischio. Dalle “semplici” fake news alle vere e proprie campagne pianificate da governi e partiti stranieri

In Europa si sta diffondendo un altro virus: la disinformazione

Dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) è giunto un allarme: l’Italia è colpita da una campagna di disinformazione sul Covid-19. Sono emersi elementi sufficienti per poter parlare di interferenze da “entità statuali esterne all’Europa”, ha dichiarato il presidente Raffaele Volpi all’Ansa. Anche dai canali social del Parlamento europeo è giunto un avvertimento: “È come se in Europa si stesse propagando un altro virus”. 

La Commissione europea ha definito la disinformazione come “l’aggregato di informazioni false o ingannevoli che sono create, annunciate e divulgate, per trarre vantaggi economici o per plagiare intenzionalmente le persone, e che potrebbero causare un pericolo pubblico”.

Di qui si ricava la differenza sostanziale tra campagne di disinformazione e semplici fake news: rispetto alle prime, le seconde mancano di intenti sovversivi programmatici. 

“Tuttavia, è chiaro che la disinformazione procede per gradi – spiega Anna Gamba -. Non che l’influenza generata da canali social, blog e forum online sia un fenomeno trascurabile. Altra cosa restano, però, le azioni di deliberata distorsione della verità perpetrate da media quali Russia Today o Sputnik.”

Secondo uno studio dell’Oxford Internet Institute, nel 2019 sono stati 70 i paesi nei quali è stato registrato almeno un episodio di disinformazione definita come computational propaganda.

“C’è un altro fatto rilevante: la disinformazione non è solo mezzo di propaganda interna entro i confini nazionali – aggiunge Gamba -. Per alcuni paesi è strumento di influenza internazionale: si tratta di Cina, India, Iran, Pakistan, Russia, Arabia Saudita e Venezuela”.E “se uno stato volesse minare alla coesione e alla forza di una società democratica e aperta, allora attaccare la fiducia che i cittadini ripongono nelle loro istituzioni politiche e nei loro processi normativi rappresenterebbe un ovvio punto di partenza”, spiega ’Istituto europeo per gli studi di sicurezza.

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