Il cul de sac in cui è finita l’Europa

Il cul de sac in cui è finita l’Europa

Come riportato dal New York Times, Volodymyr Zelensky avrebbe appaltato la ricostruzione del suo paese (ammesso che prima o poi la guerra si fermi e non si trasformi in un conflitto di logoramento sul lungo periodo rendendo la nazione di fatto invivibile) al gigante statunitense BlackRock.

Una scelta che non sorprende visto che gli Stati Uniti, insieme al Regno Unito, sono in prima fila nel rifornire l’Ucraina di aiuti (soprattutto) militari. Poi vengono altri paesi del Vecchio Continente. In Europa, prima dell’Italia, ci sono Germania e Francia insieme ai paesi confinanti alleati di Kiev (il riferimento è in particolare alla Polonia) e a quelli del Nord Europa già presenti in Ucraina.

L’Italia prova a ritagliarsi un ruolo ma la torta sembra già spartita in un paese già da lungo tempo ‘dominato’ da multinazionali straniere. Ad esempio, l’80% dell’agroalimentare ucraino è nelle mani di 3 giganti statunitensi (Monsanto, Du Pont e Cargill).

L’Ue è all’angolo: deve continuare a pagare per la guerra, aprire le porte dell’Ue a Kiev nonostante il paese (afflitto dalla corruzione) sia ancora lontano da molti standard comunitari e partecipare con un ruolo secondario alla ricostruzione. Il dopoguerra ucraino sarà principalmente gestito dagli Usa e dagli Stati dell’Europa orientale.

In tale contesto, soprattutto secondo coloro che si sono assicurati un posto in prima fila, l’Ue dovrebbe rompere per sempre – evidenzia il giornalista Alberto Negri - ogni relazione con la Russia: si tratta di una prospettiva ragionevole per Bruxelles?

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