
Nel giorno simbolico del 9 maggio, durante le celebrazioni del Giorno della Vittoria a Mosca, Vladimir Putin ha sorpreso osservatori e diplomazie internazionali dichiarando che la guerra in Ucraina “sta arrivando alla fine”. Un’affermazione che segna uno dei toni più concilianti utilizzati dal Cremlino dall’inizio dell’invasione nel 2022.
Il presidente russo ha parlato di una possibile fase conclusiva del conflitto, lasciando intendere che si starebbero aprendo spazi per una trattativa diplomatica, anche grazie alle pressioni internazionali e ai costi economici sempre più pesanti della guerra.
L’apertura all’Europa e il nome di Schröder
Putin ha anche sostenuto che alcuni leader europei starebbero cercando contatti riservati con Mosca per evitare una nuova escalation militare ed energetica. Secondo il leader russo, Bruxelles avrebbe ormai compreso i rischi di un conflitto prolungato sul piano economico, industriale e della sicurezza continentale.
Tra le figure indicate come possibili mediatori, Putin ha citato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, storico interlocutore del Cremlino e da anni considerato vicino alla Russia. Una scelta che ha immediatamente riacceso polemiche in Germania e all’interno dell’Unione Europea.
“Incontro con Zelensky solo alla fine”
Più rigida invece la posizione sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Putin ha spiegato che un eventuale faccia a faccia diretto potrebbe avvenire soltanto come atto conclusivo di un accordo già definito.
“L’incontro deve servire a firmare una pace duratura, non a costruirla”, avrebbe dichiarato il presidente russo, confermando che Mosca è disponibile anche a negoziati in un Paese terzo.
Secondo fonti diplomatiche internazionali, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Cina restano tra le ipotesi più accreditate per eventuali colloqui futuri.
Gli Stati Uniti e il ruolo di Trump
Putin ha inoltre lodato la posizione dell’amministrazione americana guidata da Donald Trump, definendola “sinceramente interessata” a trovare una soluzione al conflitto.
Negli ultimi mesi Washington avrebbe intensificato i contatti diplomatici per favorire tregue umanitarie e scambi di prigionieri. Proprio in occasione del 9 maggio, Russia e Ucraina hanno concordato un cessate il fuoco temporaneo e uno scambio di mille prigionieri, anche se entrambe le parti si accusano reciprocamente di violazioni.
Il fronte resta acceso
Nonostante le dichiarazioni concilianti, la guerra sul terreno continua. Mosca sostiene che Kiev abbia effettuato migliaia di violazioni del cessate il fuoco con droni e bombardamenti, mentre lo Stato Maggiore ucraino denuncia nuovi attacchi russi lungo il fronte orientale.
Il Cremlino ammette che il percorso verso la pace sarà “lungo e complesso”. Anche il portavoce Dmitry Peskov ha frenato sugli entusiasmi, spiegando che le trattative richiederanno tempo e che “la crisi ucraina non può essere risolta rapidamente”.
Tra diplomazia e propaganda
Le dichiarazioni di Putin arrivano in un momento delicatissimo per tutti gli attori coinvolti. La Russia deve affrontare costi militari crescenti e nuove pressioni economiche, mentre l’Europa continua a fare i conti con sicurezza energetica, inflazione e instabilità geopolitica.
Per molti analisti internazionali, le aperture del Cremlino potrebbero rappresentare sia un tentativo reale di avviare una trattativa, sia una strategia per consolidare le posizioni russe prima di eventuali negoziati.
Dopo oltre tre anni di guerra, però, una certezza emerge con forza: il conflitto in Ucraina continua a ridisegnare gli equilibri globali.





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