Regno Unito, la sfida a Londra: Scozia, Galles e Irlanda del Nord chiedono l’autodeterminazione

Storico accordo a Cardiff tra SNP, Plaid Cymru e Sinn Féin. I tre movimenti rivendicano il diritto dei rispettivi popoli a decidere il proprio futuro e guardano a un possibile rapporto più stretto con l’Europa. Westminster respinge la spinta separatista.

Scozia, Galles e Irlanda del Nord chiedono l’autodeterminazione
Da sinistra John Swinney, Michelle O’Neill (Irlanda del Nord), Rhun ap Iorwerth (Galles)

A Cardiff Scozia, Galles e Irlanda del Nord hanno firmato un memorandum comune sul diritto all’autodeterminazione. John Swinney, Rhun ap Iorwerth e Michelle O’Neill hanno messo nero su bianco la richiesta di preparare il terreno a future consultazioni sulla loro appartenenza al Regno Unito.

La risposta di Westminster

Il governo britannico guidato da Andy Burnham non intende però aprire la strada a nuovi referendum senza le condizioni politiche e legali previste. Per Londra, la priorità resta rafforzare la devolution e affrontare economia e costo della vita, non avviare nuovi processi di separazione.

Scozia, la partita più avanzata

Edimburgo è il caso più concreto. Lo Scottish National Party (SNP) continua a chiedere un nuovo referendum, dopo quello del 2014 nel quale l'indipendenza fu respinta. Ma la Corte Suprema britannica ha stabilito nel 2022 che il Parlamento scozzese non può convocare unilateralmente una consultazione sull’indipendenza senza un trasferimento di competenze da Westminster.

Irlanda del Nord: la questione irlandese

Per Northern Ireland, il percorso è diverso. Il Good Friday Agreement del 1998 prevede la possibilità di un referendum sulla riunificazione con la Repubblica d’Irlanda quando vi siano le condizioni per ritenere probabile una maggioranza favorevole. Al momento Londra sostiene che queste condizioni non siano presenti.

E il Galles?

Il Galles rappresenta la novità più recente. La vittoria di Plaid Cymru alle elezioni del Senedd ha portato per la prima volta un governo apertamente indipendentista alla guida del Paese. L’obiettivo immediato, tuttavia, è soprattutto ottenere ulteriori poteri: l’indipendenza resta un possibile orizzonte politico, non una consultazione imminente.

L’ombra della Brexit

Dietro la nuova offensiva c’è anche la Brexit. Scozia e Irlanda del Nord votarono a maggioranza per restare nell’Unione europea nel referendum del 2016, mentre il Regno Unito nel suo complesso scelse di uscire. Oggi i tre movimenti indicano proprio un futuro più vicino all’Europa come parte della loro visione politica.

Un Regno Unito sempre più difficile da tenere insieme?

Il memorandum di Cardiff non significa che il Regno Unito sia vicino alla dissoluzione. Significa però che, per la prima volta, i principali movimenti indipendentisti di tutte e tre le nazioni devolute stanno coordinando pubblicamente le proprie strategie.

La domanda per Londra diventa quindi sempre più delicata: quanto potere può ancora essere centralizzato a Westminster senza alimentare ulteriormente le spinte centrifughe?

Fonte
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