
Tra il 2023 e il 2025 il numero di domande di asilo nel Regno Unito ha superato le 100 mila all’anno, più del doppio rispetto alla media dei due decenni precedenti (30–40 mila).
Crescono anche gli arrivi irregolari attraverso il Canale della Manica, con le small boats diventate simbolo mediatico e politico dell’emergenza.
Il tema immigrazione è tornato al centro dell’agenda pubblica, alimentando proteste e spingendo il governo laburista a varare una riforma restrittiva del sistema d’asilo.
🗳️ Lo studio: cosa succede quando i richiedenti vengono “imposti”
Un nuovo studio firmato da Francesco Fasani e Alessio Romarri analizza l’impatto dell’esposizione locale ai richiedenti asilo sui risultati elettorali tra il 2004 e il 2019.
Il Regno Unito adotta una politica di “dispersione”: molti richiedenti vengono assegnati dallo Stato alle diverse local authorities, senza possibilità di scegliere dove vivere. Solo una minoranza – meno di uno su cinque nel periodo analizzato – può stabilirsi autonomamente.
Risultato? Dove aumenta la presenza di richiedenti “dispersi”, il voto si sposta a destra. Un incremento significativo produce circa +3 punti percentuali nel divario tra conservatori e laburisti a favore dei primi.
Nessun effetto sull’affluenza: gli elettori non votano di più, votano diversamente.
Al contrario, i richiedenti che scelgono liberamente dove vivere – meno concentrati e meno visibili – non producono effetti misurabili sui risultati elettorali.
🇬🇧 Effetto Brexit: più Leave nelle aree esposte
Lo stesso schema emerge nel referendum sulla Brexit: nelle aree con maggiore esposizione ai richiedenti asilo “dispersi”, il sostegno al Leave è stato significativamente più alto. L’immigrazione diventa una lente attraverso cui interpretare la politica nazionale.
🤔 Gli elettori sono diventati più xenofobi?
La risposta sorprendente è no. I dati longitudinali mostrano che le opinioni sull’immigrazione restano relativamente stabili. L’esposizione ai richiedenti asilo produce solo lievi cambiamenti nelle valutazioni economiche o culturali, senza generare un aumento significativo di sentimenti apertamente ostili. Non è l’odio a crescere. È la rilevanza politica del tema.
🎯 Il ruolo dell’offerta politica
Analizzando i discorsi parlamentari tra 2004 e 2019, emerge che i deputati conservatori eletti in aree più esposte parlano più spesso di immigrazione. Non necessariamente con toni più radicali, ma rendendo il tema centrale.
I laburisti, invece, non mostrano lo stesso cambiamento comunicativo nelle stesse aree.
Il risultato è chiaro: quando un partito riesce a monopolizzare un tema percepito come cruciale, può trasformare una variazione numericamente modesta in un vantaggio elettorale significativo.
🚀 Oggi: l’ascesa di Reform UK
Dopo la sconfitta dei conservatori alle elezioni del 2024, il sistema politico britannico appare frammentato.
Secondo gli ultimi sondaggi: conservatori e laburisti insieme raccolgono poco più di un terzo dei consensi. Crescono Verdi e Liberal Democratici. Ma l’avanzata più impressionante è quella di Reform UK, formazione apertamente anti-immigrazione guidata da Nigel Farage, oggi accreditata intorno al 30%.
Il messaggio che emerge è potente: quando l’immigrazione domina il dibattito pubblico, chi riesce a incanalarne la centralità può capitalizzare consenso, anche senza un reale mutamento delle preferenze profonde dell’elettorato.
📌 La lezione politica
L’esperienza britannica suggerisce una dinamica chiave per le democrazie occidentali: non sempre l’aumento dei flussi migratori produce automaticamente più xenofobia. Ma se l’immigrazione diventa il tema dominante del discorso pubblico, può ridefinire gli equilibri politici.
Più che la quantità dei migranti, conta la narrazione. E nel Regno Unito, oggi, quella narrazione sta riscrivendo la mappa del potere.








