Pakistan, oltre l’Iran c’è un rischio ancora più esplosivo

Mentre l’Occidente concentra l’attenzione sull’Iran, un altro fronte ribolle a est. Il Pakistan – potenza nucleare con oltre 170 testate – è attraversato da un’ondata jihadista che punta a imporre la sharia e a replicare il modello dei talebani di Kabul. Tra rivolte urbane, assalti simbolici e una guerra a bassa intensità lungo la linea Durand, il rischio sistemico cresce. E questa volta la bomba esiste davvero.

Pakistan, oltre l’Iran c’è un rischio ancora più esplosivo

La crisi tra Israele, Stati Uniti e Iran monopolizza il dibattito globale. Ma il vero fattore destabilizzante potrebbe essere altrove. Il Pakistan possiede armi nucleari operative e missili balistici in grado di colpire obiettivi regionali e, secondo diverse analisi strategiche, anche oltre. È l’unico Paese islamico dotato ufficialmente di arsenale atomico. Eppure, sul piano politico interno, è tra gli Stati più fragili dell’Asia.

Proteste anti-occidentali e radicalizzazione: Karachi come cartina di tornasole

Negli ultimi mesi, a Karachi e in altre grandi città, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza contro le operazioni militari occidentali in Medio Oriente, inneggiando alla resistenza iraniana e al “martirio” di Ali Khamenei. In diversi episodi si sono registrati assalti simbolici contro obiettivi diplomatici occidentali, con scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. Liquidare tutto come “fanatismo episodico” rischia di essere un grave errore di valutazione.

Il nodo nucleare: un arsenale in un contesto instabile

Secondo le più recenti stime di centri di ricerca internazionali, Islamabad dispone di oltre 170 testate nucleari, con capacità in espansione. Il Paese ha sviluppato una triade imperfetta ma crescente: missili balistici terrestri, vettori a medio raggio e sistemi mobili difficili da intercettare. L’incubo strategico evocato da fini analisti come Domenico Quirico (su La Stampa) è chiaro: cosa accadrebbe se una leadership radicale riuscisse a influenzare o condizionare la catena di comando? L’ipotesi di uno “Stato jihadista con la bomba” non è uno scenario immediato, ma rappresenta una vulnerabilità strutturale.

Il rischio effetto domino: jihad, frustrazione sociale e armi atomiche

Il Pakistan, inoltre, vive una crisi economica profonda: inflazione elevata, debito crescente, tensioni politiche e un sistema democratico fragile. In questo contesto, la narrativa jihadista trova terreno fertile. Le guerre “preventive” occidentali in Medio Oriente alimentano la percezione di uno scontro di civiltà, rafforzando la propaganda estremista. Se l’Iran rappresenta una minaccia potenziale sul piano nucleare, il Pakistan è una potenza atomica reale immersa in un contesto di radicalizzazione crescente.

La domanda che l’Occidente evita

Il focus esclusivo su Teheran rischia di oscurare una verità strategica più scomoda: la stabilità del Pakistan è un interesse vitale globale. Un’eventuale implosione politica o un indebolimento del controllo militare sull’arsenale nucleare avrebbe conseguenze incalcolabili per l’Asia meridionale e oltre. Il “Nuovo Disordine Mondiale” non si gioca solo a ovest dell’Afghanistan.

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