Il Giappone apre ai lavoratori immigrati. Ma solo a quelli necessari all'economia

Tokyo apre agli immigrati. Ma solo a quelli necessari all'economia

La terza economia al mondo ha un problema strutturale di invecchiamento demografico. La società nipponica è la più vecchia al mondo, la popolazione diminuisce e ancora di più si contrae la forza lavoro con il pensionamento di massa dei baby-boomers. Se le cose non cambiano sembra segnato il destino della terza economia a livello globale. Ma cosa fare in un paese dove gli stranieri residenti sono ancora limitati a circa il 2% della popolazione (2,56 milioni, di cui 1,3 milioni di lavoratori)?

Con coraggio la questione dell’immigrazione è stata posta all’ordine del giorno dal Governo conservatore di Shinzo Abe, che nel mese di dicembre 2018 ha forzato il passaggio parlamentare di una nuova legislazione che per la prima volta consentirà l’ingresso nel Paese a manodopera straniera generica. Che la situazione richieda un intervento urgente lo confermano anche le pressioni provenienti dalle imprese. E lo stesso esecutivo stima un fabbisogno non coperto per l'anno appena passato di almeno 600 mila lavoratori, che potrebbero salire a oltre 1,4 mln entro 5 anni.

Così il Governo ha deciso di introdurre due nuove categorie di visti: uno per lavoratori a bassa qualificazione in 14 settori, limitato a un massimo di 5 anni senza possibilità di portare le famiglie; uno per chi ha più specifici requisiti, che aprirà un percorso eventuale verso la residenza permanente.

Dopo la Germania, anche il Giappone cambia così direzione sugli immigrati. L’isola apre di più le frontiere, anche se soltanto ai lavoratori necessari all’economia nipponica. A partire da aprile 2019, si stima un afflusso di 340 mila lavoratori stranieri nei prossimi cinque anni. I settori interessati riguardano: assistenza, agricoltura, pesca, edilizia, ristorazione e turismo.

Il timore dell’opposizione in Parlamento - riporta il "Japan Times" - è che si tratti di una riedizione del controverso programma statale di tirocinio tecnico (Titp) - che ha coinvolto 274 mila apprendisti stranieri - accusato di aver aperto la strada a violazioni dei diritti umani, abusi e sfruttamento di giovani asiatici.

Intanto la popolazione invecchia. Alcune valutazioni indicano che entro il 2050 il Giappone avrà bisogno di almeno 10 milioni di immigrati. E se lo stesso Governo Abe ipotizza che la popolazione in età da lavoro possa scendere da 75,2 a 67,7 milioni già nel 2030, la situazione allora è grave. Ma il Giappone resta, ancora oggi, una società chiusa che a fatica prova ora ad aprirsi.

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