Italia, il grande inverno demografico: nel 2080 la popolazione scenderà a 45,8 milioni

Meno nascite, più decessi, popolazione sempre più anziana e famiglie più piccole: le nuove proiezioni Istat fotografano una trasformazione destinata a cambiare profondamente l’Italia nei prossimi decenni. E nemmeno la migrazione sembra sufficiente a invertire la tendenza.

Il grande inverno demografico

L’Italia si prepara a diventare un Paese più piccolo e più anziano. Secondo le nuove proiezioni dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), pubblicate il 31 agosto 2026, nello scenario mediano la popolazione residente passerà dai 58,9 milioni del 2025 a circa 55 milioni nel 2050, fino a 45,8 milioni nel 2080.

In poco più di mezzo secolo, dunque, l’Italia potrebbe perdere oltre 13 milioni di abitanti rispetto alla base della previsione. E l'Istat considera il processo di riduzione della popolazione altamente probabile: nessuno degli scenari considerati prevede, nel medio periodo, un ritorno ai livelli attuali.

Un Paese sempre più anziano

Il problema non sarà soltanto quantitativo. A cambiare sarà soprattutto la struttura della popolazione.

Nel 2050 gli over 65 arriveranno a rappresentare circa un terzo della popolazione, mentre la quota delle persone tra 15 e 64 anni scenderà intorno al 54%. L’ingresso nelle età anziane delle numerose generazioni del baby boom accentuerà quindi l’invecchiamento della società italiana.

Una trasformazione con conseguenze economiche rilevanti: meno persone in età lavorativa significa una base potenzialmente più ridotta per sostenere occupazione, pensioni, sanità e welfare. Anche la Commissione europea evidenzia che l’invecchiamento e la contrazione della forza lavoro rappresentano una delle principali sfide strutturali per l’economia italiana.

La natalità non riesce a compensare i decessi

Alla radice della crisi demografica c'è soprattutto il crollo delle nascite.

Nel 2025 in Italia sono nati appena 355mila bambini, mentre i decessi sono stati circa 652mila. Il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e morti, è risultato quindi negativo per quasi 300mila persone.

La situazione resta critica anche nel 2026: nei primi cinque mesi dell'anno sono state registrate circa 137mila nascite, lo 0,9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il numero medio di figli per donna è sceso nel 2025 a 1,14, un livello tra i più bassi mai registrati in Italia.

L'immigrazione non basta

La migrazione internazionale contribuisce a frenare lo spopolamento, ma non sembra sufficiente a colmare il divario naturale tra morti e nuovi nati.

Nel 2025 gli ingressi dall'estero sono stati circa 440mila, mentre il saldo migratorio con l'estero è rimasto fortemente positivo, a circa +296mila unità. È proprio questo contributo migratorio ad aver sostanzialmente attenuato l'impatto del saldo naturale negativo.

Ma nelle proiezioni di lungo periodo anche una migrazione netta positiva non riuscirà a compensare completamente la dinamica demografica naturale.

Più persone sole, meno famiglie con figli

La trasformazione riguarderà anche il modo in cui gli italiani vivono.

Le famiglie saranno più numerose ma mediamente più piccole, soprattutto per la crescita delle persone che vivono sole e la diminuzione delle coppie con figli. Secondo le nuove proiezioni, nel 2050 le coppie con figli rappresenteranno circa il 21% delle famiglie, una quota sostanzialmente equivalente a quella delle coppie senza figli.

Le persone sole continueranno invece ad aumentare, soprattutto tra gli anziani e, in particolare, tra le donne.

Fonte
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