.jpg?box=650x850)
Nel 2025 in Italia sono nati 355.772 bambini, circa 14mila in meno rispetto all’anno precedente. È un nuovo minimo storico nel dopoguerra. Dal 2008, quando le nascite superarono quota 576mila, la diminuzione è stata del 38,3%.
E il 2026 non mostra ancora un’inversione di tendenza: tra gennaio e luglio sono state registrate 196.864 nascite, l’1,1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.
Un Paese sempre più anziano
Il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, rispetto a 1,18 nel 2024. È un dato molto lontano dal livello di circa 2,1 figli per donna generalmente necessario, in assenza di migrazioni, per mantenere stabile la popolazione nel lungo periodo.
La crisi non dipende soltanto dalla scelta di avere meno figli: diminuisce anche il numero delle persone in età riproduttiva, perché le generazioni nate dopo decenni di bassa natalità sono progressivamente meno numerose.
Maternità più tardiva e nuove forme familiari
Le donne italiane diventano madri sempre più tardi: l’età media alla nascita del primo figlio è di circa 32 anni. Nel frattempo, il 44,1% dei bambini nasce fuori dal matrimonio, segno che matrimonio e genitorialità sono sempre meno necessariamente legati.
I nomi più scelti per i neonati nel 2025 sono Sofia per le bambine e Leonardo per i bambini.
Le conseguenze per l’economia e il welfare
Nel 2025 l’Italia ha registrato circa 652mila decessi, contro 356mila nascite: il saldo naturale è stato negativo per circa 296mila persone. L’immigrazione netta, pari a circa 296mila unità, ha compensato quasi interamente questa perdita, mantenendo sostanzialmente stabile la popolazione complessiva.
La denatalità pone però sfide crescenti: meno lavoratori in futuro, maggiore pressione sui sistemi pensionistici e sanitari e difficoltà nel sostenere la crescita economica.


.jpg?box=317x238c)




.jpg?box=317x238c)


