Reddito di base, la Finlandia ammette: "Non aumenta l'occupazione"

Il bilancio dell'esperimento del sussidio incondizionato (diverso da quello introdotto in Italia): ha migliorato la salute dei beneficiari ma non ha facilitato la ricerca di un impiego

Reddito di base, il flop del paese nordico: "Non aiuta a trovare lavoro"

Il reddito di base garantito fa bene alla salute ma non aumenta il tasso di occupazione. Lo ha detto il governo di centrodestra finlandese guidato dal premier Juha Sipila, spiegando che, per una modernizzazione “sostenibile” del pur generoso welfare del paese nordico con crescita economica e demografica basse, sarà necessario pensare ad altri tipi di riforme.

In ogni caso sarà l’esito delle prossime elezioni legislative, previste ad aprile, a decidere il futuro del reddito di base in Finlandia. L'esperimento era stato lanciato nel 2017 ed è durato fino al termine del 2018. Duemila cittadini tra disoccupati e persone a reddito basso o precario (tra i 25 e i 58 anni) vi avevano partecipato su base volontaria. Funzionava così: ognuno tra i partecipanti al test riceveva un pagamento di 560 euro mensili.

L'erogazione era garantita in ogni caso, cioè sia in caso che il beneficiario dell'assegno fosse riuscito nel frattempo a ottenere un impiego anche a bassa retribuzione, sia nel caso opposto, cioè nel caso di un fallimento di ogni suo tentativo di trovare un’occupazione o persino di mancata ricerca di un lavoro. Nettamente diverso dal "reddito di cittadinanza" introdotto in Italia, che prevede invece numerose condizionalità.

Il reddito minimo garantito ha avuto in Finlandia conseguenze positive per la salute e l´equilibrio psichico dei partecipanti, che dopo esami medici nel corso e a conclusione del test si sono rivelati meno stressati e piú capaci di concentrarsi. Ma non li ha aiutati a cercare e soprattutto a trovare un nuovo lavoro, in un paese come la Finlandia dove dopo quattro anni di gravi difficoltà economiche il tasso di disoccupazione è appena sceso sotto il 7% ma resta ben piú alto ad esempio rispetto ad altri quattro paesi nordici (Svezia, Norvegia, Danimarca, e Islanda).

Occorre, tuttavia, considerare che una quota rilevante di beneficiari di uno strumento di sostegno al reddito di ultima istanza evidenzia disagi psico-fisici e sociali. Condizioni che rendono complessa l’introduzione nel mercato del lavoro.

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