Cina, crescita più lenta ma più spese militari: Pechino punta al 5% nel 2026

All’Assemblea nazionale del popolo il premier Li Qiang presenta la strategia economica della seconda economia mondiale: Pil previsto tra il 4,5 e il 5%, inflazione al 2% e difesa in aumento del 7%. Sullo sfondo tensioni geopolitiche, guerra in Medio Oriente e il dossier Taiwan

Pil, Pechino punta al 5% nel 2026
Shanghai

La Cina punta a una crescita economica compresa tra il 4,5 e il 5% nel 2026, uno dei target più bassi degli ultimi decenni per la seconda economia mondiale. L’obiettivo è contenuto nel rapporto ufficiale del governo presentato dal premier Li Qiang all’apertura dell’Assemblea nazionale del popolo, il grande appuntamento politico annuale di Pechino noto come “Due Sessioni”.

Nel 2025 il Pil cinese è cresciuto del 5%, centrando il target governativo di “circa il 5%”. Tuttavia il nuovo obiettivo riflette un contesto economico più complesso, segnato da rallentamento dei consumi interni, pressioni deflazionistiche e crescente incertezza geopolitica.

Inflazione sotto controllo e deficit stabile

Nel piano economico presentato al parlamento, Pechino ha confermato anche l’obiettivo di inflazione intorno al 2%, lo stesso fissato lo scorso anno. Il target era stato ridotto dal precedente 3% proprio per fronteggiare la debolezza della domanda interna e i rischi di deflazione che hanno colpito l’economia cinese negli ultimi mesi.

Il rapporto deficit/Pil dovrebbe restare attorno al 4%, mantenendo una linea di politica fiscale relativamente prudente ma comunque orientata a sostenere la crescita attraverso investimenti pubblici e incentivi all’innovazione tecnologica.

Difesa in aumento: +7% nel 2026

Accanto alle misure economiche, la leadership cinese ha annunciato anche un aumento del 7% della spesa militare per il 2026. Il budget della difesa salirà così a 1.909 miliardi di yuan (circa 276,8 miliardi di dollari), confermando la Cina come il secondo paese al mondo per spese militari, dietro solo agli Stati Uniti.

L’incremento è leggermente inferiore rispetto al +7,2% registrato nel 2025, ma rimane in linea con la strategia di rafforzamento delle capacità militari del Paese.

Taiwan resta il dossier più sensibile

Uno dei passaggi più delicati del rapporto governativo riguarda Taiwan. Pechino ha ribadito l’adesione al principio di “Unica Cina” e al consenso del 1992, promettendo di contrastare con fermezza ogni attività ritenuta separatista.

Il linguaggio utilizzato nel documento appare più duro rispetto al passato, segnale che la questione dell’isola resta uno dei principali nodi geopolitici globali. Allo stesso tempo, il governo cinese ha ribadito la volontà di promuovere scambi economici e culturali più profondi tra le due sponde dello stretto.

La sfida della crescita globale

Con un peso pari a circa un terzo della crescita mondiale, l’andamento dell’economia cinese rimane un fattore decisivo per gli equilibri globali. Il nuovo target di crescita più moderato segnala che Pechino sta cercando di bilanciare stabilità economica, sicurezza geopolitica e trasformazione industriale.

Una strategia che riflette la fase di transizione della Cina: da motore della crescita globale basato sulle esportazioni a superpotenza tecnologica e militare sempre più assertiva sulla scena internazionale.

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